di Max Del Rosso

Quando qualcuno chiede a ChatGPT o Gemini “qual è il miglior software per la contabilità aziendale”, l’IA non restituisce una lista di link su cui cliccare. Elabora una risposta diretta, argomentata, e nomina esplicitamente alcuni brand invece di altri.

Questo cambia il ruolo della Digital PR. Per anni le relazioni pubbliche digitali sono servite soprattutto a un obiettivo: ottenere un backlink da un sito autorevole, per trasferire valore SEO al proprio dominio. Quell’obiettivo resta valido. Nel frattempo se ne è aggiunto un secondo, altrettanto concreto: insegnare ai modelli di linguaggio chi sei e perché il tuo brand merita di essere raccomandato.

Un secondo obiettivo, non una sostituzione

Nella PR orientata alla SEO classica, l’attenzione va quasi sempre al link: un attributo do-follow, un dominio con un buon Domain Rating, il trasferimento di autorità verso il proprio sito. È un lavoro che continua a pagare per il posizionamento organico tradizionale, e nessuno studio recente lo mette in discussione.

I motori di risposta generativi, però, leggono anche altro. Un LLM valuta il testo intorno alla citazione, il contesto editoriale, la frequenza con cui il tuo nome compare in rete, non soltanto l’attributo tecnico del link. Una buona campagna di PR, se costruita bene, continua a produrre il backlink di sempre e, in aggiunta, insegna ai modelli chi sei: due risultati dallo stesso investimento, non uno al posto dell’altro.

Perché la visibilità nell’IA si gioca soprattutto fuori dal sito

Uno studio di Muck Rack su oltre 25 milioni di link ha misurato da dove arrivano davvero le citazioni che l’intelligenza artificiale usa per rispondere. Il quadro è netto:

  • 84-85% delle citazioni arriva da earned media: giornali, riviste specializzate, pubblicazioni indipendenti
  • 14-15% arriva dai contenuti proprietari pubblicati sul sito ufficiale del brand
  • meno dello 0,3% arriva da contenuti sponsorizzati o posizionamenti a pagamento

I modelli linguistici sono costruiti per ridurre il rischio di errori e disinformazione. Per questo tendono a diffidare di ciò che un’azienda dice di se stessa sul proprio sito, dove ogni brand si presenta come leader di mercato, e cercano conferme su fonti terze indipendenti.

Le menzioni senza link e il loro peso per l’IA

Un’analisi di Ahrefs su oltre 75.000 brand ha misurato che le menzioni testuali del brand, anche senza alcun link, hanno una correlazione di 0,664 con la visibilità nell’IA, contro 0,218 per i backlink tradizionali. Uno studio separato di Hallam ha confermato un impatto fino a tre volte superiore delle menzioni contestuali rispetto alla sola presenza di un link.

Un altro dato interessante riguarda l’attributo tecnico del collegamento: i link nofollow e follow mostrano correlazioni quasi identiche con la visibilità generativa, 0,509 contro 0,504. Per l’IA conta il contenuto editoriale della menzione, non l’attributo HTML del link che la accompagna.

Questo non significa che il link perda valore per il posizionamento su Google, che resta governato da logiche proprie. Significa che una stessa attività di PR, oggi, lavora su due fronti insieme: costruisce autorità di dominio per la SEO tradizionale, e nello stesso tempo insegna ai modelli generativi chi sei, anche nei casi in cui l’editore non concede un link diretto.

Tre pilastri per una campagna che lavori su entrambi i fronti

Una campagna di PR pensata anche per la GEO si costruisce su tre attività, tutte compatibili con un lavoro di link building già impostato.

La prima è la PR basata sui dati: sondaggi di settore, report di mercato, analisi su dati interni. Lo studio accademico di Princeton e Georgia Tech sulla GEO ha misurato che inserire cifre precise e citazioni di fonti verificate aumenta la citabilità di un testo dal 30% al 40%. Quando un giornalista scrive “secondo lo studio condotto da [nome brand], il 68% delle imprese ha aumentato gli investimenti in…”, l’IA registra l’associazione tra il brand e quel tema, e nella maggior parte dei casi l’articolo include comunque un link alla fonte originale.

La seconda è il thought leadership: proporre i propri esperti per interviste e contributi su testate di settore. Oltre a rafforzare l’entità aziendale, fornisce ai modelli citazioni dirette da integrare nelle risposte a domande di natura consulenziale.

La terza è il presidio dei listini e delle guide comparative. Le rassegne “best of” e i confronti di prodotto pubblicati da terzi rappresentano tra il 25% e il 32,5% di tutte le citazioni estratte dagli LLM: comparire lì, con un link o anche solo con una menzione, resta una delle vie più dirette verso una raccomandazione esplicita.

Dove attingono le diverse intelligenze artificiali

Non tutte le piattaforme guardano alle stesse fonti, e questo cambia dove concentrare l’attività di outreach.

PiattaformaFonti prediletteCanali da presidiare
ChatGPTEnciclopedie, community, portali reviewWikipedia, Reddit, G2, Trustpilot, quotidiani
PerplexityDiscussioni live, video, reti professionaliReddit, YouTube, LinkedIn, testate verticali
Gemini / AI OverviewsIndice Google, ecosistema proprietarioYouTube, Google Business Profile, stampa di settore
ClaudeDocumentazione tecnica, pubblicazioni accademicheBlog specializzati, white paper, riviste scientifiche

Il peso di community e portali di recensione

Reddit da solo copre una quota enorme delle citazioni di tipo community su Perplexity e ChatGPT: le opinioni reali degli utenti offrono all’IA una prova d’uso pratico che nessun comunicato stampa può replicare. YouTube viene scansionato a fondo, soprattutto da Gemini, per estrarre procedure e recensioni dalle trascrizioni dei video.

Per i settori B2B e software, portali come G2, Trustpilot o Clutch concentrano fino all’80% delle citazioni commerciali consultate dagli LLM. Uno studio di Digital Bloom ha rilevato che i brand attivi su almeno quattro piattaforme esterne diverse hanno una probabilità 2,8 volte superiore di essere consigliati da ChatGPT rispetto a chi si concentra solo sul proprio sito.

Costruire l’entità di brand nel Knowledge Graph

L’intelligenza artificiale non ragiona per parole chiave isolate, ma per entità: concetti, aziende e prodotti riconosciuti come tali. Se dieci testate diverse descrivono un’azienda come “leader nel solare fotovoltaico per PMI”, il modello assimila quella descrizione come un fatto consolidato.

Per rafforzare questo riconoscimento serve lavorare su due fronti: aggiornare le informazioni aziendali su database come Wikidata e Wikipedia, e implementare correttamente la marcatura Schema.org sul sito ufficiale, con la proprietà sameAs a collegare profili social, menzioni stampa e schede di registro:

{
  "@context": "https://schema.org",
  "@type": "Organization",
  "name": "NomeBrand",
  "url": "https://www.sitoaziendale.it",
  "sameAs": [
    "https://www.wikidata.org/wiki/Q123456",
    "https://it.wikipedia.org/wiki/NomeBrand",
    "https://www.linkedin.com/company/nomebrand"
  ]
}

Il problema delle citazioni senza nome

Uno studio di Semrush, il Ghost Citations Study, ha rilevato che nel 62% dei casi l’IA usa le informazioni prodotte da un brand senza nominarlo esplicitamente. Il dato viene ripreso, il nome resta fuori dalla risposta.

La Digital PR aiuta a correggere proprio questo problema. Nei contenuti comparativi e nelle rassegne pubblicate da terzi, il nome del brand compare esplicitamente nel 43,3% dei casi, quasi il doppio della media generale. Posizionare il brand dentro articoli comparativi editoriali resta la via più efficace per ottenere il nome, non solo il dato.

Misurare l’impatto: il metodo in cinque fasi

Contare i soli backlink o le impressioni su Google non basta più a capire se l’IA ha iniziato a raccomandare la tua azienda. Un approccio diagnostico utile segue cinque fasi in sequenza.

  1. Tracciamento: misura la tua Share of Model di partenza su ChatGPT, Perplexity e Gemini, su un panel di 30-50 prompt commerciali rilevanti.
  2. Rilevazione: isola le domande in cui l’IA raccomanda i concorrenti ma non menziona il tuo brand.
  3. Analisi delle fonti: verifica quali testate o portali l’IA sta citando per rispondere a quelle domande specifiche.
  4. Chiusura del gap: avvia un’azione di PR mirata per inserire la tua azienda proprio in quelle fonti già considerate affidabili dal modello.
  5. Valutazione: misura ogni 30 giorni la crescita della Share of Model e della frequenza di citazione diretta.

I KPI da inserire in un report includono lo Share of Model (in quante risposte compari), il Citation Rate (quante di quelle citazioni includono un link), il sentiment con cui l’IA ti presenta, e l’autorità dei domini su cui sei riuscito a farti citare. Strumenti come Otterly.ai, Peec AI, Profound o Semrush AI Toolkit permettono di monitorare queste metriche in modo automatico.

Un piano pratico in cinque passi

PassoCosa fare
1. Mappatura delle fontiTesta le domande commerciali chiave del tuo settore sull’IA e annota quali testate e portali vengono citati con più frequenza.
2. Creazione di un asset citabilePrepara un contenuto basato su dati originali, con cifre chiare e una struttura che risponde subito alla domanda principale.
3. Outreach verso testate e giornalistiProponi l’asset o la disponibilità dei tuoi esperti per interviste, puntando a coperture editoriali che nominino chiaramente il brand.
4. Presidio di community e portali reviewPartecipa con contributi utili su Reddit, pubblica video con trascrizioni su YouTube, incentiva recensioni verificate su G2 o Trustpilot.
5. Monitoraggio della Share of ModelVerifica mensilmente se l’IA ha iniziato a citare il brand e con quale sentiment, confrontandolo con i competitor diretti.

Chi lavora già con costanza sulla link building e sulle PR digitali parte da una base solida per estendere questo lavoro alla GEO. La stessa cura messa nel costruire una collaborazione editoriale di qualità, quella che oggi genera un buon backlink, è esattamente ciò che domani insegna ai modelli linguistici chi sei e perché vale la pena parlarne.