Reclamare i link rappresenta il modo migliore per conservare il posizionamento raggiunto attraverso l’attiva SEO di link building

Non c’è dubbio che la link building costituisca uno degli argomenti più discussi sia in ambito SEO che, più in generale, nel campo del marketing digitale. Tanto che, in quanto termine di ricerca, ha mantenuto una popolarità piuttosto costante negli anni (dopo aver raggiunto il picco nel 2012 proprio attorno al rilascio della prima versione di Google Penguin).

Gran parte delle discussioni relativa alla link building è incentrata sul come costruire nuovi link, e certamente la cosa rappresenta a tutti gli effetti un argomento molto valido in tale ambito.

Tuttavia manca, in un discorso simile, una parte altrettanto cruciale relativa a questi ultimi: ovvero come conservare i link esistenti.

Che cos’è la link reclamation?

La link reclamation è il processo che comprende la ricerca dei link che risultino interrotti o rimossi, nonché la successiva correzione e/o sostituzione degli stessi con degli URL aggiornati.

In altre parole possiamo dire che si tratta del recupero dei link non funzionanti. Sebbene l’argomento che ha il maggior numero di riflettori puntati su di sé in questo panorama sia a la link building, è doveroso specificare come anche la link reclamation risulti di vitale importanza per ottenere il massimo dal profilo dei vostri link, nonché per mantenere stabile il vostro posizionamento.

Quest’ultima rappresenta infatti una grande opportunità per gli esperti SEO, in quanto aiuta a conservare il link juice, a mantenere un’esperienza utente positiva e può persino aiutarvi a costruire nuovi backlink.

E sappiamo anche che è necessaria: infatti si stima che il 20% di tutti i backlink generi un errore 404 (inclusi i soft 404) o reindirizzi il traffico a una pagina non pertinente.

La link reclamation e i reindirizzamenti

Iniziamo col dire che è sempre bene partire dall’analisi di tutti i casi in cui vi siano reindirizzamenti che restituiscano un errore 404.

Non è casuale infatti che molti vivano nella costante paura che sul proprio sito possa comparire un errore 404, essi faranno perciò di tutto per impedire che gli utenti possano imbattersi in uno di questi. Tanto da decidere, in alcuni casi, di impostare un reindirizzamento 301 a livello generale per poter guidare qualsiasi utente che tenti di accedere a una pagina 404, verso una pagina diversa (in genere si tratta della homepage del sito o di una pagina di categoria).

Potremmo sintetizzare il ragionamento che sta dietro tale misura approssimativa nei seguenti punti:

  1. Impedisce agli utenti di visualizzare la tanto temuta pagina di errore, preservando quindi in un certo qual modo l’esperienza utente
  2. Permette di conservare parte del link juice
  3. Impedisce a Google di visualizzare gli errori 404 durante la scansione del sito

È bene sottolineare però come tale ragionamento sia in realtà fallace, in quanto risulta sempre più conveniente restaurare lo stato originale dei link che conducono alle pagine 404, piuttosto che impostare un reindirizzamento 301 a livello generale. Vediamo insieme il perché.

Il reindirizzamento dei 404 confonde Google

In effetti, Google ha suggerito pubblicamente di non impostare il reindirizzamento dei 404 alla home page.

Il motivo è che Google stesso potrebbe finire per interpretare queste pagine (homepage o pagina di categoria) come soft 404, ossia pagine normali che vengono utilizzate come pagine di errore. Google infatti tratta i soft 404 come normali 404.

Ciò significa che tutto il link juice che pensate di poter trattenere reindirizzando i 404, non verrà in realtà trasmesso alla vostra home page o pagina di categoria. E quindi la qualità relativa ai link restituenti i 404, qualità che prima degli errori aveva influito sul buon posizionamento della vostra  pagina, andrà in parte persa a causa del reindirizzamento che avete impostato. Senza contare che nella peggiore delle ipotesi, potrebbe persino sembrare che stiate tentando di raggirare il sistema creando e poi inviando link alla vostra home page in modo nascosto.

Se desiderate una prova più convincente di quanto detto, in uno test effettuato qualche anno fa è stato fatto proprio questo: è stato impostato a livello generale un reindirizzamento 301 per inviare tutti gli errori 404 a una  homepage.

Il risultato finale?

Un aumento degli errori soft 404 rilevati in Google Search Console e un peggioramento del posizionamento relativo alle pagine originali.

Il reindirizzamento dei 404 confonde gli utenti e può risultare frustrante

Immaginate di fare click su un link relativo all’’URL https://www.esempio.it/scarpe/uomo/scarpe-nere-eleganti. Poiché siete alla ricerca di scarpe nere ed eleganti…

Per il proprietario del sito ovviamente sarà un’ottima cosa, in quanto è in arrivo un potenziale acquirente.

Immaginate però che le scarpe che state cercando siano esaurite, o che la pagina sia stata spostata da /scarpe/uomo/scarpe-nere-eleganti a /uomo/scarpe-nere-eleganti, e che il proprietario del sito abbia impostato, a livello generale, un reindirizzamento 301 per tutti gli errori 404 presenti…

Vi ritroverete quindi non volendo “catapultati” sulla home page del sito e questo può essere piuttosto frustrante: volevate infatti visitare una determinata pagina ma non potete farlo… (anche se fin qui si tratta di una cosa che potrebbe accadere a volte, pur non essendo il massimo…) Ad ogni modo ciò che sarà davvero frustrante è il non sapere il perché o il come siete finiti lì.

Perciò ora, sempre che nel mentre non vi siate scoraggiati, sarete costretti a navigare la struttura del sito nel tentativo di ritrovare la pagina desiderata. Oppure, molto più probabilmente, vi allontanerete da questo.

I reindirizzamenti generali (301) nascondono problemi più grandi

Le ragioni per cui alcuni link possono restituire un errore 404 possono essere davvero tante. E nonostante, generalmente parlando, un errore 404 non rappresenti un enorme problema per la SEO, sapere quando questo si verifica può aiutarvi a scoprire dei problemi nascosti all’interno vostro sito.

È necessario infatti prendere coscienza del fatto che qualora impostiate il reindirizzamento di tutti i 404 in direzione della vostra home page, nascondereste la presenza di tali errori persino a voi stessi.

Ecco le cose che potreste perdervi reindirizzando i 404:

  • Errori di digitazione presenti negli URL dei link. Potreste non sfruttare il valore di alcuni vostri importanti link e non esserne nemmeno a conoscenza.
  • Alcune persone potrebbero essere ancora interessate al prodotto, o stare ancora provando ad accedere al contenuto, presenti nella pagina che avete rimosso.
  • I motori di ricerca potrebbero finire con l’interpretare la vostra home page (o la vostra pagina di categoria) quale sostituto del contenuto delle pagine rimosse. E questo potrebbe rendere il contenuto meno rilevante rispetto alla parola chiave che avete usato, causando un possibile impoverimento nel vostro posizionamento.

Inoltre, se il vostro sito contiene un numero ragguardevole di voci (come nel caso di un sito di shopping comparativo) o dei contenuti generati dagli utenti (come avviene per i forum), e le suddette voci e contenuti rappresentano elementi che possono “andare e venire”, allora il reindirizzamento dei 404 porterà il vostro server a elaborare una mole molto importante di reindirizzamenti. E per siti particolarmente grandi, ciò potrebbe significare centinaia, migliaia o addirittura milioni di 301 al giorno. Questo inutile sforzo a carico della vostra infrastruttura andrà a rallentare l’intero sito, con conseguenti lunghi tempi di caricamento sia per gli utenti che per i motori di ricerca.

Trovare i backlink non funzionanti

Trovare dei backlink non funzionanti su altri siti può certamente essere complicato. Dopotutto, anche se conoscete la maggior parte dei vostri link, non potete certo conoscerli tutti. Una soluzione potrebbe essere l’utilizzo di strumenti quali Majestic o Ahrefs in modo da poter esportare un elenco di URL di destinazione per poi utilizzare dei crawler come Screaming Frog o DeepCrawl per identificare le pagine che puntano a un 404.

Ad ogni modo, l’utilizzo di suddetti strumenti presenta anche delle limitazioni. Infatti per quanto estesa possa essere la capienza degli indici degli strumenti in questione, essa non potrà certamente comprendere ogni link sul web. Inoltre questi strumenti non possono sapere se un link sta inviando del traffico al vostro sito o meno

Link reclamation: il recupero dei link non funzionanti

La cosa bella riguardante il recupero dei link, è che sarà più facile convincere il proprietario di un sito a cambiare un link già esistente, piuttosto che convincerlo ad aggiungerne uno nuovo. E ciò risulta particolarmente vero quando si tratta di correggere link non funzionanti, in quanto avere dei link danneggiati sul proprio sito è nocivo sia per l’esperienza utente che per la propria SEO, quindi una semplice email indicante il link interrotto e l’URL aggiornato dovrebbe essere sufficiente per porre rimedio all’inconveniente, in quanto la cosa sarà vantaggiosa per entrambi i proprietari dei siti.

In conclusione

Così come accennato a inizio articolo, la link building è (e con tutta probabilità rimarrà ancora per molto tempo) una fattore molto importante per la SEO. Ecco perché risulterà di vitale importanza poter conservare il valore e la qualità dei link già creati o acquisiti. Prima di iniziare qualsiasi nuova campagna di link building, sarà bene attuare una link reclamation in modo da recuperare ogni eventuale perdita di link juice inerente la campagna precedente, così da poter dar il via in modo più efficace all’acquisizione di nuovi link.