di Max Del Rosso

Si sente ripetere spesso: “la SEO è finita, i backlink non servono più, l’IA ha cambiato tutto”. Ogni volta che nasce una tecnologia nuova, qualcuno dichiara morta quella precedente. La realtà, questa volta, dice l’esatto contrario.

L’arrivo di ChatGPT, Gemini, Perplexity e delle AI Overviews non ha ridimensionato il valore della link building. L’ha portata a un livello superiore. Un sito privo di autorità, ignorato dal grafo dei link e senza riferimenti editoriali solidi, semplicemente non ha la credibilità necessaria per essere estratto e raccomandato da un modello di linguaggio.

Perché la link building non è mai stata così importante

Per vent’anni l’algoritmo di Google si è basato sul PageRank: un link da un sito autorevole funziona come un voto di fiducia, e più voti qualificati un sito accumula, più viene considerato autorevole. Quando sono arrivati gli assistenti conversazionali, molti hanno pensato che lavorassero slegati da questo meccanismo. Non è così.

I motori generativi usano un processo chiamato Retrieval-Augmented Generation: cercano sul web in tempo reale, leggono i documenti disponibili e sintetizzano una risposta citando le fonti ritenute affidabili. E il criterio con cui giudicano l’affidabilità è, in buona parte, lo stesso costruito in vent’anni di SEO e link building.

I numeri lo confermano. Un’analisi di Single Grain ha trovato che oltre il 92% delle Google AI Overviews contiene almeno un dominio già nella top 10 organica. Uno studio di sedici mesi di BrightEdge ha misurato che la sovrapposizione tra risultati organici e citazioni IA è cresciuta dal 32,3% al 54,5%. E un sondaggio di Aira tra centinaia di professionisti ha rilevato che il 94% di loro crede che Google e i motori generativi continueranno a usare i backlink come segnale primario per gli anni a venire.

Come l’IA sceglie le sue fonti: il ruolo dei backlink

Quando interroghi ChatGPT, Perplexity o Gemini, il sistema compie tre passaggi in pochi istanti. Prima cerca sul web le pagine più pertinenti alla domanda (retrieval). Poi filtra i risultati scartando le fonti di scarsa qualità e trattenendo solo i siti con una reputazione verificata (filtro d’autorità). Infine sintetizza il testo e cita le fonti scelte (generazione e attribuzione).

È nel secondo passaggio che i backlink lavorano ancora più duramente che nella SEO classica. Le aziende di IA investono somme enormi per evitare di fornire informazioni sbagliate, e per proteggersi da questo rischio i modelli privilegiano domini con una storia editoriale solida e un profilo di link naturale.

Gary Illyes e John Mueller, tra le voci più ascoltate di Google, hanno ribadito più volte che non servono milioni di link, ma link rilevanti, naturali e da fonti autorevoli. Vale il doppio oggi: un solo backlink da una testata nazionale pesa più di centinaia di link di scarso valore.

E-E-A-T e i link editoriali

Le linee guida E-E-A-T di Google, esperienza, competenza, autorevolezza e affidabilità, nate per i valutatori umani, sono diventate la mappa concettuale con cui anche l’IA classifica il web. I backlink tradizionali restano la manifestazione più concreta di autorevolezza e fiducia: quando un sito importante del tuo settore ti linka, sta dicendo a chiunque, umano o algoritmo, che sei una fonte attendibile.

Non tutta la link building vale allo stesso modo, ed è qui che conviene essere onesti sulle differenze.

Tipo di link buildingImpatto sulla SEO classicaImpatto sulla GEO
Link spam, directory scadentiNullo o dannosoNullo, l’IA ignora fonti senza reputazione
Guest post generici fuori temaBasso o temporaneoScarso, manca rilevanza contestuale
Link editoriali su testate di settoreAltoDominante, insegna all’IA chi guida la categoria
Digital PR su dati proprietariEccezionaleMassimo, fornisce dati citabili con attribuzione

Backlink e menzioni di brand: due facce della stessa medaglia

Un dibattito ricorrente tra i consulenti riguarda il confronto tra backlink e menzioni di brand, il nome dell’azienda citato nel testo senza link. La verità è che non competono: lavorano insieme, quasi sempre nello stesso momento.

Quando una testata pubblica un articolo dedicato alla tua azienda, inserisce un backlink che trasferisce autorità e permette ai crawler di scoprire le tue pagine, e nello stesso paragrafo inserisce il tuo nome in un contesto che insegna all’IA in quale categoria operi. Un report di AirOps ha misurato che i link follow e nofollow mostrano correlazioni con la visibilità nell’IA quasi identiche, 0,504 contro 0,509: conta l’insieme del messaggio, non l’attributo tecnico del singolo link.

Cinque leve per una link building GEO-ready

Per far lavorare insieme posizionamento classico e presenza generativa, cinque leve fanno davvero la differenza.

La prima è la Digital PR basata su dati proprietari: pubblicare ricerche, sondaggi e report con cifre verificabili. Lo studio di Princeton ha misurato che i dati numerici aumentano la visibilità nell’IA dal 30% al 40%, e quando una testata riprende quei dati con un link, ottieni sia un backlink editoriale di alto valore sia una citazione ricca di contenuto che l’IA memorizza.

La seconda è la selezione di fonti per rilevanza tematica. Un link da un dominio verticale, riconosciuto come autorità nella tua stessa nicchia, pesa molto più di uno generico. Vale la pena controllare se quel dominio compare già tra le fonti che l’IA cita quando si parla del tuo settore.

La terza è il presidio delle guide comparative. I listini “best of” e i confronti pubblicati da terzi rappresentano oltre il 32,5% di tutte le citazioni estratte dall’IA: comparirci, con un link e una recensione, resta una delle vie più dirette verso una raccomandazione.

La quarta è la cura delle co-occorrenze semantiche attorno al link. Non conta più solo l’anchor text: conta l’intero paragrafo, che dovrebbe contenere il nome del brand, la categoria di servizio e i termini che ne descrivono il valore. L’IA legge il paragrafo per intero, non solo il testo cliccabile.

La quinta è l’ottimizzazione della pagina di atterraggio. Un backlink eccellente verso una pagina scritta male è un’occasione sprecata: la pagina dovrebbe rispondere in formato BLUF, avere la marcatura Schema.org corretta, e includere tabelle o elenchi che facilitino l’estrazione da parte dei modelli.

Un quadro sintetico

ComponenteImpatto SEOImpatto GEO
Profilo backlink di qualitàAutorità di dominio, posizioni in SERPIngresso nel paniere di fonti affidabili per il RAG
Menzioni di brandSegnale indiretto di reputazioneSegnale primario, correlazione 0,664
Digital PR e stampaLink editoriali spontaneiFino all’85% delle fonti di citazione IA
Dati strutturatiRich snippet, CTR miglioreDefinizione chiara dell’entità per gli LLM
Contenuto on-pageRisposta all’intento di ricercaBlocchi estraibili e dati citabili

Un piano in 90 giorni

PeriodoAttività
Giorni 1-30Analizza il tuo profilo backlink e quello dei tre principali competitor. Testa 30 domande commerciali sull’IA e annota quali fonti terze vengono citate.
Giorni 31-60Realizza una ricerca o un report con dati proprietari verificabili. Riorganizza le pagine chiave in formato BLUF con Schema.org corretto.
Giorni 61-90Avvia l’outreach editoriale proponendo i tuoi dati a giornalisti e blogger. Punta a comparire in rassegne comparative di settore. Traccia mensilmente la Share of Model.

L’intelligenza artificiale non ha distrutto la link building. L’ha liberata dalle logiche puramente quantitative di un tempo, restituendole il suo significato più autentico: costruire un’autorità di marca reale, riconosciuta non da un algoritmo soltanto, ma dall’intero mercato che quell’algoritmo cerca di interpretare.