di Max Del Rosso

Per anni le relazioni pubbliche e la SEO hanno lavorato su binari separati. Da una parte chi raccontava storie aziendali ai giornalisti, dall’altra chi cacciava backlink per far salire un sito su Google. Oggi quel muro è caduto, e non per caso: sono gli stessi motori di risposta IA ad averlo abbattuto.

ChatGPT, Gemini, Perplexity e le AI Overviews non contano semplicemente i link in ingresso. Leggono il testo integrale del web, osservano il contesto attorno a ogni citazione, e valutano con quale frequenza e reputazione un brand viene nominato. Questo non rende i backlink obsoleti: un link da una testata importante resta un segnale di fiducia potentissimo. Ma la vera novità è che link building e reputazione del brand sono diventati, di fatto, un’unica disciplina.

Perché link e menzioni crescono insieme

Quando qualcuno chiede a un’IA quali siano i software più affidabili per la logistica, il modello non conta i backlink di un sito. Analizza chi parla di quel brand, su quali testate, con quale tono e in quale contesto.

Uno studio di Muck Rack su oltre 25 milioni di link ha misurato che l’84-85% delle citazioni IA arriva da earned media, cioè copertura guadagnata su giornali e riviste indipendenti, mentre i contenuti sponsorizzati restano sotto lo 0,3%. Una ricerca di Yext ha trovato che l’86% delle citazioni complessive proviene da fonti gestite dal brand o ad esso strettamente collegate: sito ufficiale, directory, portali di recensione. Seer Interactive ha misurato una correlazione del 65% tra quanto un brand viene citato sul web e quanto compare nelle risposte dell’IA.

Quando una campagna di PR è condotta con criteri editoriali seri, link e menzione non si escludono. Un giornalista che scrive un pezzo basato su un tuo studio inserisce quasi sempre un backlink verso la fonte primaria dei dati, e nello stesso paragrafo descrive la tua attività: due segnali, un solo articolo.

Quattro pilastri per una PR che lavora su entrambi i fronti

La prima leva è la PR basata sui dati. Giornalisti e modelli linguistici cercano la stessa cosa: numeri originali e verificabili. Lo studio di Princeton, Georgia Tech e IIT Delhi sulla GEO ha misurato che statistiche e citazioni di fonti primarie aumentano la probabilità di citazione dal 30% al 40%. Analizzare i propri dati interni, lanciare un sondaggio di settore o pubblicare un report annuale in una pagina pilastro ben strutturata resta il modo più efficace per attrarre sia un backlink editoriale sia una citazione ricca di contesto.

La seconda è il thought leadership. Proporre i propri esperti per commenti su notizie di attualità o normative rafforza l’autorevolezza dell’azienda secondo i criteri E-E-A-T. Ogni virgolettato attribuito a un manager, del tipo “questa tecnologia cambierà il mercato, spiega [nome], CEO di [brand]”, fornisce all’IA una frase estraibile che può aumentare la visibilità del brand fino al 37%.

La terza è il presidio delle guide comparative. Le liste “best of” e i confronti pubblicati da terzi rappresentano da soli il 32,5% di tutte le citazioni estratte dall’IA. Mappare quali rassegne di settore compaiono più spesso nelle risposte e proporre la propria scheda a quegli autori resta una delle vie più dirette per essere raccomandati.

La quarta è la presenza multi-piattaforma. Uno studio di Digital Bloom ha trovato che i brand attivi su almeno quattro piattaforme esterne hanno una probabilità 2,8 volte superiore di essere consigliati da ChatGPT.

PiattaformaPeso nelle citazioni IARuolo nella PR
RedditFino al 40%Prova sociale attraverso discussioni reali
YouTubeOltre il 20% per Google AI OverviewsTrascrizioni scansionate per guide e recensioni
Portali di recensioneFino all’80% per B2B e softwareFonte primaria per valutazioni e confronti prezzo
LinkedInFonte primaria per il B2BCredibilità di manager e identità aziendale

Costruire un’entità di brand coerente

Un problema spesso trascurato nelle PR tradizionali riguarda la coerenza semantica. Per un’IA, un’azienda non è solo un nome: è un’entità inserita in una rete di concetti. Se una testata ti chiama “società di software”, un blog “agenzia di consulenza” e un portale “fornitore IT”, il modello riceve segnali frammentati e fatica a classificarti con precisione.

Tre accorgimenti aiutano a consolidare l’entità: mantenere nome, descrizione dei servizi e contatti identici su ogni comunicazione stampa; lavorare per aggiornare la presenza su Wikidata e Wikipedia, che da sola copre circa metà delle fonti enciclopediche usate da ChatGPT; e collegare tutto tramite Schema.org, con la proprietà sameAs che unisce sito ufficiale, profili social e menzioni stampa:

{
  "@context": "https://schema.org",
  "@type": "Organization",
  "name": "NomeAzienda",
  "url": "https://www.sitoaziendale.it",
  "sameAs": [
    "https://it.wikipedia.org/wiki/NomeAzienda",
    "https://www.linkedin.com/company/nomeazienda",
    "https://www.corriere.it/articolo-che-parla-di-noi"
  ]
}

Come lanciare una campagna, passo dopo passo

Il primo passo è la mappatura delle fonti: testare 20-30 domande commerciali su ChatGPT, Perplexity e Gemini, annotare quali testate e blog vengono citati più spesso, e costruire da lì la lista prioritaria per l’outreach.

Il secondo è creare un asset informativo che valga la pena pubblicare: un’indagine con dati inediti, un’infografica, una guida con tabelle comparative, o il parere di un esperto su un tema d’attualità. Nessun giornalista pubblica un articolo per fare pubblicità gratuita, ma pubblica volentieri un dato che arricchisce il proprio pezzo.

Il terzo è l’outreach editoriale vero e proprio: contattare redattori con un messaggio che presenta il dato chiave nelle prime righe, il link allo studio completo, e la disponibilità di un portavoce per un’intervista.

Il quarto è l’amplificazione sulle community: un riassunto su LinkedIn, un video con trascrizione su YouTube, e la partecipazione autentica alle discussioni pertinenti su Reddit, citando i propri dati come supporto, non come promozione.

Misurare il successo

Un report completo oggi combina metriche vecchie e nuove. Da un lato i nuovi backlink ottenuti su testate autorevoli e pertinenti. Dall’altro lo Share of Model, la percentuale di prompt in cui l’IA nomina il brand dopo la campagna, il Citation Rate, quante di quelle citazioni includono un link diretto, e la distribuzione del sentiment con cui l’IA presenta il brand rispetto ai concorrenti.

Per il tracciamento dei backlink restano validi strumenti come Ahrefs, Semrush o Google Search Console. Per la visibilità generativa si aggiungono piattaforme come Similarweb AI Search Intelligence, Otterly.ai, Peec AI o Profound.

Vecchio e nuovo approccio a confronto

DimensioneSolo link buildingDigital PR integrata con la GEO
ObiettivoScalare Google trasferendo PageRankAutorità su Google e raccomandazione nell’IA
Oggetto di ricercaSolo il link cliccabileLink editoriale più menzione contestualizzata
Fonti privilegiateBlog generici, directoryTestate, riviste di settore, Reddit, YouTube, review
Criterio di valoreQuantità e anchor textRilevanza tematica e contesto semantico

Una roadmap ragionevole si sviluppa su tre mesi: il primo dedicato a mappare le fonti e costruire lo studio, il secondo alla pubblicazione e all’outreach verso i media, il terzo all’amplificazione su community e al tracciamento della Share of Model.

Passare dal link al nome dell’azienda non significa abbandonare le tecniche di sempre. Significa continuare a costruire relazioni pubbliche di qualità, pubblicare dati originali e ottenere copertura autorevole, l’unico investimento capace di proteggere la visibilità di un brand sia su Google oggi sia nelle conversazioni dell’intelligenza artificiale di domani.