Link DetoxL’importanza dei link in entrata è ormai chiara a tutti, professionisti della SEO e non. Per posizionare, infatti, un sito web rispetto ad una serie di parole chiave, soprattutto se ad alta competitività e in settori molto concorrenziali, è decisivo poter contare su un profilo backlink di qualità.

È importante, in altri termini, acquisire – in modo graduale e continuativo nel tempo – link, citazioni e menzioni (anche le semplici menzioni, infatti, hanno il loro valore), così da aumentare il trust del sito in questione. Un sito web ben realizzato e con contenuti di qualità dovrebbe puntare ad acquisire link in modo spontaneo e naturale, dunque senza ricorrere al link building, ma piuttosto al link earning e al digital PR.

Progetti nati da poco tempo, però, potrebbero trovare molte difficoltà nell’acquisire link in modo spontaneo, anche ricorrendo ad attività sui social media o campagne PPC mediante AdWords o Facebook. In queste circostanze, spesso, si ricorre a tecniche, più o meno valide, per aumentare i link in entrata, come ad esempio il guest posting.

In ogni caso, occorre verificare e monitorare nel tempo la qualità dei link che vengono via via registrati. Innanzitutto bisogna controllare il profilo di backlink tramite Google Search Console, con cadenza almeno trimestrale, così da intervenire tempestivamente in caso di problemi. Ma quali sono le criticità che si potrebbero incontrare?

Link di bassa qualità

Analizzando i link in entrata mediante Search Console – ed eventualmente avvalendosi di un tool esterno, quale SEMrush – si potrebbe incappare in collegamenti provenienti da directory di scarso valore, siti di comunicati stampa o, ancora, link collocati in ‘zone pericolose’, quali footer o sidebar. In quest’ultimo caso, infatti, i link vengono propagati innumerevoli volte e perdono, il più delle volte, il loro valore.

Questa tipologia di link generalmente non crea troppi problemi, a patto però che si abbia un certo numero di link in entrata di valore. Una percentuale, in altri termini, del 5 o 10% di link di dubbia provenienza non dovrebbe, in buona sostanza, minare al posizionamento acquisito faticosamente. Diverso è il caso, però, di una quantità molto più consistente di link di bassa qualità.

Sono numerosi i parametri da verificare e sarebbe impossibile, in questa sede, esaminarli tutti approfonditamente. In breve, comunque, oltre alla posizione del link, è bene anche monitorare tra le altre cose il tipo di ancora utilizzata (ovvero la porzione di testo utilizzata per il collegamento), la tipologia del link (follow o nofollow), l’IP di provenienza, il trust del siti linkanti.

In caso di problemi è sempre bene rivolgersi ad un SEO specialist che saprà fugare tutti i nostri dubbi.

Negative SEO

Un sito web può essere anche oggetto di negative SEO, ovvero di un’attività di link building malevola condotta da un competitor o altri soggetti interessati a screditare l’altra persona. In questa circostanza ci si può ritrovare con un gran numero di link provenienti da siti spam che possono essere notificati a Google mediante lo strumento Disavow.

Occorre, dapprima, scaricare i link presenti mediante Search Console, analizzarli uno alla volta identificando quelli potenzialmente dannosi e successivamente inviare il file contenente tali URL a Google, così che – in tempi variabili da uno a tre mesi circa – possano essere eliminati dall’indice Google.