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25 errori seo

Presta attenzione: questo post costituisce una lista di errori che puoi commettere o che persino stai commettendo in questo momento e che potrebbero rovinare il tuo posizionamento SEO.

Anche se non sai molto di SEO, non ti preoccupare. Ti spiegherò tutto in modo semplice e pratico, in modo che tu possa applicare le correzioni passo dopo passo.

Con questo post voglio aiutarti a capire di cosa stiamo parlando e poi potrai risolvere tutto facilmente.

Alcuni degli errori o aspetti che dovresti tenere in conto sono abbastanza facili da sistemare. Altri sono meno comuni, ma dovresti conoscerli a prescindere, in modo di non commetterli in futuro.

Nella SEO, intraprendere azioni per posizionarsi, è importante quanto evitare di commettere errori.

Quando lavori alla SEO di un sito web, è altrettanto importante agire per posizionarti, quanto lo è per evitare di cadere in errori che potrebbero penalizzarti o danneggiare il tuo posizionamento. Ma, tieni ben presente che non tutto ciò che ti reca un danno deve essere una penalizzazione per forza. A volte c’è molta confusione al riguardo e ci sono persone che pensano che sia la stessa cosa, quando non lo è.

Una penalizzazione è una punizione che Google ti impone per aver fatto qualcosa che non dovevi, secondo i loro algoritmi che stabiliscono le regole. Un semplice errore SEO è qualcosa che potrebbe recarti un danno, anche se non è direttamente correlato a un concreto algoritmo di Google.

E allora, come si fa a sapere se stai commettendo errori SEO?

Sarebbe bello se, ogni volta che ti penalizza, Google ti avvisasse in modo puntuale e ti notificasse esattamente il motivo della penalizzazione, in modo che tu possa eliminare il problema in modo rapido e preciso.

E non sarebbe niente male che Google ti informasse periodicamente dei fattori SEO che non stai ottimizzando correttamente, per avere sempre il tuo sito web perfetto per la SEO. Ma, mi dispiace dirti che non è così. Pertanto devi analizzare il tuo sito punto per punto, rilevare gli errori e iniziare l’ottimizzazione d’ora in poi.

Il problema del commettere errori nella SEO è, che se vieni penalizzato, scendi di molte posizioni nei risultati di ricerca e la soluzione potrebbe non essere facile come rimuovere l’errore e basta. A volte rimane il danno, che può essere molto difficile da riparare, oppure può ostacolare o rallentare la tua strategia di posizionamento.

Per questo motivo, è essenziale avere chiari gli errori SEO che non devi commettere, come rilevarli e come risolverli.

  1. Duplicazione dei contenuti

La duplicazione dei contenuti può avvenire sia con contenuto esterno che con contenuto interno.

Esterno: significa che hai copiato o plagiato letteralmente testi da altri siti web e li hai inseriti nel tuo. Questo è qualcosa che Google persegue molto e che dovresti evitare a tutti i costi. Non solo per via di Google, ma anche per evitare di essere bollato come un plagiatore, cosa che potrebbe danneggiare il tuo prestigio tra la comunità di utenti e creatori di contenuti.

Interno: è quando hai gli stessi testi in una elevata proporzione tra diversi URL del tuo sito web. Se il tuo sito web ha molte pagine con gli stessi testi, Google potrebbe considerare che non è necessario mostrarle tutte, poiché non aggiungono nulla di nuovo, e ciò significherebbe perdere visibilità nel motore di ricerca. Questo di solito accade quando hai pagine indicizzate di tassonomie, prodotti con la stessa descrizione, piè di pagina e sidebar con testi molto ampi, ecc.

Perché ti danneggia

Google analizza il tuo contenuto tramite l’algoritmo Panda e a Panda non piace che tu riempia Internet con URL che non forniscono nulla di originale. Inoltre, il contenuto duplicato peggiora l’esperienza dell’utente e può essere mal visto da questo, poiché offre gli stessi testi in diverse sezioni.

Ora, su questo si discute molto tra gli esperti SEO…  Il contenuto duplicato penalizza? La verità è che non sempre, e inoltre, a parità di condizioni in progetti simili, in alcuni casi lo fa e in altri no. Allora perché correre il rischio?

Come sapere se hai contenuti duplicati

Inserisci il dominio del tuo sito web nello strumento Siteliner per conoscere la percentuale di contenuti duplicati interni che hai in tutto il sito e pagina per pagina.

Per analizzare il contenuto esterno duplicato o plagiato in un sito web, hai strumenti antiplagio come Copyscape, in cui puoi inserire un URL di un sito web e lo strumento ti dirà dove quel contenuto viene replicato testualmente. (qui puoi leggere un test tra numerosi strumenti antiplagio)

Come risolverlo

In caso di contenuto duplicato interno, modifica il contenuto corrispondente o aggiungi altro testo per ridurre la corrispondenza, annulla l’indicizzazione delle tassonomie, diminuisci la quantità di testo nelle aree dei widget, annulla l’indicizzazione delle pagine che generano contenuti duplicati se non hanno rilevanza o potenziale per posizionare il sito.

Se si tratta di contenuto duplicato esterno, ovvero di contenuti sul tuo sito che si trovano già su altri siti Web e che sono stati pubblicati da loro prima che da te, rimuovilo immediatamente. Se è il contrario, cioè, se sei stato plagiato, in teoria non dovresti essere penalizzato per questo. Tuttavia, nel caso in cui tu non ne sia sicuro, è meglio che tu lo riveda bene, non si sa mai.

  1. Link in entrata tossici

A questo punto dovremmo aver capito il fatto che non possiamo andare in giro ad acquistare link senza valutare a fondo la loro origine e qualità. Fino a qualche tempo fa, molti siti web vivevano dell’acquisto sistematico di link, ma l’algoritmo di Penguin è sempre più preciso e può penalizzarti se esageri.

Il backlink tossico è quello che proviene da domini penalizzati, che inviano link in massa ad altri siti web che sono in altre lingue o che lavorano in una lingua diversa, con massicce anchor text esatte, su argomenti proibiti come pornografia, gioco d’azzardo, medicine finte, ecc.

Perché ti danneggia

Potresti essere penalizzato dall’algoritmo Penguin di Google.

Come puoi sapere se hai link tossici in entrata? Controlla il tuo sito web con strumenti SEO come Ahrefs o Search Console e verifica se ci sono collegamenti sospetti per via del loro nome strano o lingua diversa. Analizza il contenuto di quei siti web, verifica se sono in un’altra lingua, osserva bene se l’argomento trattato è diverso o sospetto (pornografia, false medicine, gioco d’azzardo), conta i link in uscita verso altri eventuali siti sospetti.

Come risolverlo

Con la funzionalità disavow di Search Console. Pure smettendo di acquistare link su siti “strani”.

  1. Thin Content

Scrivere poco contenuto nelle tue pagine e nei tuoi post è qualcosa che dovresti evitare. Non solo per quel classico dogma SEO che dice: “Google vuole che tu scriva almeno 500 parole per posizionarti”. Ma anche per un altro motivo importante: un contenuto ricco, che soddisfa bene la domanda di informazione dell’utente in merito alla ricerca effettuata, è un contenuto che genera maggiore tempo di permanenza, minore rimbalzo e, in definitiva, maggiore fidelizzazione dell’utente.

Google consiglia di creare dei contenuti con valore, ricchi e unici, abbastanza lunghi da essere utili agli utenti, che in realtà è l’obiettivo principale di Google: offrire agli utenti i migliori contenuti possibili per ogni ricerca.

Perché ti danneggia

I siti web che hanno molte sezioni indicizzate con contenuti di scarso o poco valore, diluiscono la loro autorità tra molti URL, il che non è positivo per l’autorità generale del sito. Inoltre, costringono Google a eseguire la scansione di contenuti irrilevanti, e nei siti molto grandi, questo, può creare un problema di crawl budget.

Le pagine con contenuto scarso e irrilevante di solito non soddisfano la richiesta di informazioni dell’utente, per cui vengono abbandonate prima e ricevono meno link, condivisioni e persino conversioni.

Come sapere se hai thin content

Osserva la quantità di contenuto che hai nelle tue sezioni e nei tuoi post. Inoltre, analizza la qualità e il valore reale dei tuoi contenuti.

Verifica con Google Analytics come l’utente interagisce con il tuo contenuto. Se in generale ci sono tempi di permanenza bassi, troppi rimbalzi e poche visualizzazioni di pagina per sessione, dovresti chiederti se il tuo contenuto è abbastanza buono o completo, cioè se ha abbastanza lunghezza e qualità per soddisfare l’intenzione di ricerca dell’utente.

Come risolverlo

Mettiti a scrivere testi migliori e più lunghi, con più valore, più epigrafi e intestazioni. Rimuovi dalle SERP le pagine con poco contenuto, che non hanno rilevanza o potenziale per  posizionarsi, come pure le pagine di contatto che hanno solo una mappa e un modulo e cose del genere.

Inoltre, ogni volta che decidi di lavorare su una keyword, mettici impegno, invece di cercare di cercare di cavartela con qualsiasi testo. Pensa attentamente a ciò che vuole veramente l’utente che sta immettendo una query di ricerca in Google e forniscigli tutte le informazioni e il valore possibile.

Vale a dire, non lavorare pensando in una keyword solo per ogni URL, ma all’intenzione di ricerca globale che ogni URL può soddisfare. Per cui è meglio creare contenuti completi, ampi, ricchi e con modi sinonimici e vari di esprimere la keyword.

  1. Assenza di tag importanti (titolo, h1)

Come bene saprai, i contenuti in Internet sono codificati nel linguaggio HTML. All’interno di questo linguaggio ci sono tag che, per Google, hanno maggiore importanza rispetto ad altri.

I due tag più importanti che non dovrebbero mai mancare in ciascuno dei tuoi URL sono:

  • Title: indica a Google il titolo principale della pagina.È scritto così: <title> </title>. A proposito, tutti i CMS come WordPress e altri, dovrebbero inserire per impostazione predefinita nel title ciò che scrivi nella casella del titolo in alto.
  • H1: è il tag di intestazione più rilevante. In una pagina o in un post puoi avere h1, h2, h3, ecc., e quello che non dovrebbe mai mancare è h1, poiché è il successivo per rilevanza dopo il tag <title> </title>. Come nel caso del title, pure il titolo principale che scrivi nel riquadro in alto dovrebbe essere in h1.

Oltre a questi due tag, non è male che tu ne introduca altri che pure sono rilevanti nei tuoi contenuti e che in essi tu ci metta una o diverse keyword che siano in relazione con l’intenzione di ricerca principale su cui stai lavorando nel tuo contenuto (anche i tag, h3, h4 , h5, ecc…).

Questo aiuta Google a comprendere il tuo contenuto e dà rilevanza a ciò che inserisci in questi tag, oltre a dare ai tuoi testi un aspetto visivo molto più gerarchico e scansionabile.

Appunto: il tag h più importante è l’h1. L’h2 è un po’ meno rilevante, e così avanti con tutti i tag, in importanza decrescente.

Perché ti danneggia

Se non usi tag pertinenti, Google non può comprendere la rilevanza delle keyword che usi al loro interno. Cioè, staresti lasciando da parte uno degli elementi più importanti per rafforzare la rilevanza del tuo contenuto, per quanto riguarda le parole chiave che utilizzi. Inoltre, i tuoi testi avrebbero un’apparenza molto più monotona e questo potrebbe danneggiare la permanenza degli utenti.

Come si fa a sapere se mancano tag importanti

Ci deve essere un unico title e un unico h1 per ogni pagine del tuo sito web. Se vuoi verificare a livello di codice se questi tag vengono visualizzati correttamente, vai al tuo sito web e clicca il tasto destro del mouse “Visualizza sorgente pagina”, lì puoi usare il comando di ricerca Control o CMD + F, per cercare “title” e “h1” e così vedere se ci sono e se appaiono solo una volta.

Come risolverlo

In teoria, se usi un buon CMS (come ad esempio WordPress), con un buon modello e non hai toccato nulla di strano, ogni URL del tuo sito (pagine, post, prodotti, ecc.) dovrebbe mostrare nel codice un title e un h1. Se non è così, potrebbe essere dovuto al fatto che hai un modello con un codice poco ottimizzato in ottica SEO, o forse lo sviluppatore della tua azienda ha avuto una dimenticanza e ha lasciato il sito senza tag rilevanti. In questi due ultimi casi, bisogna ritoccare il codice php.

Importante: chiedi aiuto a un esperto prima di metterti a ritoccare il codice, se non te ne intendi molto.

  1. Sovraottimizzazione delle keyword (keyword stuffing) 

Non è che scrivendo la tua keyword in modo ripetitivo e forzato nei tuoi testi ti posizionerai meglio. Per scrivere un buon testo SEO, non è necessario inserire la keyword più e più volte. Sono passati quei tempi lontani in cui per posizionarsi meglio dovevi mettere la keyword in ogni paragrafo, per fortuna per gli utenti, che si trovavano a leggere testi ostili e pieni di parole ripetute. Ora questo non aiuta.

E non solo, se esageri o sovra ottimizzi, starai incorrendo in quello che conosciamo come Keyword Stuffing e questo a Google non piace, perché si allontana dalla filosofia dello scrivere in modo organico e dal pensiero di offrire valore e soddisfare l’utente.

Per cui un consiglio: scrivi sempre in modo naturale, senza pensare troppo nel ripetere le keyword qui e lì. Usa sinonimi e un linguaggio ricco. A Google piacerà di più e anche all’utente.

Perché ti danneggia

Se Google rileva un uso eccessivo e forzato della keyword, può determinare che il tuo testo non ha una qualità reale e non offre una semantica naturale, il che potrebbe danneggiare il tuo posizionamento.

Come si fa a sapere se si sta ripetendo troppo la keyword

Con strumenti gratuiti come SEO Yoast (plugin per WordPress) o Keyword Density Checker, puoi verificare facilmente se stai facendo Keyword Stuffing.

Come risolverlo

In questo, come in molti altri aspetti della SEO, ci sono teorie e opinioni diverse. E’ curioso vedere che quando scrivi un testo senza ossessionarti di inserire keyword qua e là e lo fai in modo naturale e fluido, la percentuale di scrittura della keyword, di solito è intorno a questa proporzione.

Per cui, analizza i tuoi testi e, se esageri, riduci la quantità di keyword che compaiono in modo esatto e cerca dei sinonimi per arricchire il testo nei confronti di Google e dell’utente.

  1. Keyword errate

Un errore più comune di quanto possa sembrare è quello di concentrarsi su keyword che non dovresti. Se il tuo obiettivo di posizionamento sono parole chiave errate, tutto ciò che fai nella SEO del tuo sito web cadrà nel vuoto, ovvero, investirai tempo e risorse per non ottenere molti vantaggi reali.

Quali sono gli errori tipici al momento di scegliere le keyword?

  • Pensare che l’unico obiettivo di posizionamento sia il proprio marchio. Il posizionamento del marchio può essere interessante per gli utenti che ti cercano su Google per vedere la tua popolarità o raggiungere il tuo sito web in caso di ricerche branded (quelli che cercano il tuo brand su Google, anche se conoscono già il dominio). Ma non ti porta nuovi utenti in relazione a una ricerca, per cui, di solito, questo tipo di posizionamento non è molto redditizio.
  • Scegli parole chiave troppo generiche, soprattutto all’inizio. Anche se hanno più ricerche, le keyword più brevi o generiche tendono ad essere più competitive, proprio per questo motivo. Per cui, se hai un progetto modesto e vuoi competere sin dall’inizio con i grandi del tuo settore, potresti lavorare invano per molto tempo e finire per scoraggiarti. In questi casi, è meglio iniziare con parole chiave longtail, cioè più specifiche e che includono più termini, dove ci sono meno persone in competizione e che rispondono a un’esigenza di ricerca più concreta.
  • Concentrarsi su keyword che non hanno ricerche per semplice intuizione, senza fare una precedente keyword research. Anche se conosci molto bene il tuo settore o la tua professione, analizza sempre come gli utenti cercano per trovare i servizi o i contenuti che offri. Non è sempre come pensavi. Un buon studio delle keyword ti impedisce di perdere tempo con parole chiave che nessuno cerca.

Perché ti danneggia

Lavorare con le keyword errate nel tuo sito è un problema di cruciale importanza. Se ti concentri sulle keyword sbagliate, tutto il lavoro di creazione di contenuti e ottimizzazione SEO che farai in seguito non servirà a molto.

Come sapere se un sito web sta lavorando con le parole chiave sbagliate?

Per ottenere una conclusione affidabile, devi fare una Keyword Research nel modo giusto. Tuttavia, i siti web che stanno lavorando male le keyword, di solito presentano alcuni punti in comune facilmente identificabili: title della home page solo con il nome del marchio, uso della keyword principale del sito in molti URL, concatenazione di molte keyword diverse nello stesso titolo, ecc.

Come risolverlo

Mettiti subito a fare un’accurata Keyword Research per il tuo sito. È il primo passo da fare per  qualsiasi strategia SEO e merita che vi dedichiamo il tempo necessario, fino ad ottenere un buon numero di parole chiave, in modo da poterle distribuire e assegnarle tra i vari URL, quelli già esistenti e quelli che si creeranno in futuro.

  1. URL indicizzati per errore

Non tutti gli URL di un sito Web devono essere visualizzati su Google, cioè, non è necessario indicizzare tutto. Le pagine del sito che hanno poco contenuto o che sono irrilevanti, o che non si concentrano su nessuna keyword, poiché ciò che offrono non ha intenzione di ricerca, non dovresti indicizzarle su Google. Neanche quelli che hanno contenuti plagiati da altri siti web o che coincidono con altri URL interni.

Da un lato, avere pagine indicizzate irrilevanti, che non servono per la SEO, costringe Google a fare  la scansione di contenuti che non posizionerà mai e fa perdere tempo di crawling nella tua Web, e questo non va bene. D’altra parte, pure le pagine con contenuto duplicato (ad esempio schede di prodotti simili), potrebbero danneggiarti se Google le indicizza, come ti ho detto in un altro paragrafo.

Inoltre, quando si lavora con un CMS come WordPress, un problema molto tipico riguarda i modelli premium, che spesso includono contenuti demo, vale a dire, pagine ed elementi di esempio predefinite e che di solito carichi insieme al modello per vedere quali possibilità di design include.

Questi contenuti, di solito, sono in inglese e, inoltre, sono già presenti nella pagina di vendita del modello. Molte volte, per errore, si finisce per costruire il proprio sito Web lasciando tutto quel contenuto indicizzato. Contenuto che è duplicato, si trova in un’altra lingua e non è stato pensato per nessuna intenzione di ricerca. Pertanto, è molto importante che quando finisci di progettare il tuo sito Web, cancelli immediatamente tutto il contenuto demo, per evitare problemi.

Perché ti danneggia

Come ti ho spiegato all’inizio, le pagine con testo duplicato (ad esempio, pagine di avviso legale e cookie law), potrebbero essere considerate da Google come URL irrilevanti, poiché non forniscono contenuto originale, quindi, non dovresti indicizzarle. Inoltre, non ha senso indicizzare questo tipo di pagine, perché forniscono un tema irrilevante per i tuoi utenti.

Avere molti URL indicizzati con contenuto duplicato, irrilevante o scarso, potrebbe (occhio, non sempre) penalizzare questi URL e, inoltre, rappresenta uno sforzo maggiore di scansione da parte di Google e questo potrebbe compromettere il tuo Crawl Budget.

Detto in un altro modo: quali URL dovresti indicizzare? La risposta è semplice: solo quelle pagine che soddisfano una specifica intenzione di ricerca (ovvero che lavorano su una specifica keyword) e che ottimizzano il loro contenuto per la SEO.

Quali non devi indicizzare? Tutte gli altri.

Come sapere se hai degli URL indicizzati per errore

Vai su Google e digita “site: tuodominio.com”. (Nota Bene: non mettere “tuodominio.com” così com’è, metti il ​​tuo). A continuazione vedrai un riepilogo abbastanza approssimativo degli URL del tuo sito che sono indicizzati e che compaiono in Google in formato SERP (casella dei risultati di ricerca).

A partire dall’analisi dell’indicizzazione con site:,  esegui una revisione esauriente di ciascuno degli URL che compaiono:

Ci sono pagine di tassonomia di quelle che sono ripiene di voci duplicate sul sito o direttamente vuote senza contenuto? Togli l’indicizzazione.

Hai la pagina dei Contatti indicizzata e magari ha solo una mappa, un modulo e un po’ di testo? Leva l’indicizzazione (o lavoraci sopra con una parola chiave e aggiungi contenuti pertinenti e unici).

Vi compaiono le pagine di Avviso Legale, Cookie Law, Condizioni Generali, Privacy Policy, ecc? Togli l’indicizzazione pure a loro.

Come risolverlo

Quando avrai eseguito l’analisi e preso nota degli URL che non dovrebbero comparire nei risultati di ricerca, bisogna rimuovere l’indicizzazione. Per farlo ci sono due modi:

  1. Se lavori in WordPress o con un CMS simile, hai i plugin, estensioni o moduli che ti permettono di aggiungere l’attributo “noindex” a ogni URL solo con un click.
  2. Se il tuo sito web è realizzato con il codice puro, non hai altra scelta che aggiungere manualmente il tag robots, all’interno del tag <head> </head> di ogni URL che devi deindicizzare. La sintassi è la seguente: <meta name = ”robots” content = ”noindex”>.

In questo modo, la prossima volta che Google fa la scansione di questi URL, saprà che non deve mostrarli più  come risultati di ricerca.

  1. URL non indicizzati per errore

Questo è proprio il contrario del precedente. Questo errore consiste nel non avere indicizzate le pagine rilevanti e importanti da posizionare. Pagine con una elevata autorità, qualità di contenuto o importanti come la home o inizio e altre pagine principali del sito.

Perché questo accade? Può essere per 4 motivi principali:

  1. Hai de-indicizzato l’intero Web in robots.txt. Hai impostato Disallow: / in modo che Google non indicizzi nulla durante la fase di sviluppo del tuo sito e ti sei dimenticato di rimuoverlo.
  2. Nel menù Generale di WordPress, nelle impostazioni, hai selezionato la casella che serve a non indicizzare il sito da parte dei motori di ricerca.
  3. Hai inserito per errore il tag «noindex» in determinate pagine, tramite codice o con il plugin SEO Yoast, all’interno del riquadro del plugin in basso a tutto, nella sezione «Consenti ai motori di ricerca di mostrare questo Post nei risultati?».
  4. Il contenuto della pagina è irrilevante per Google perché è troppo scarso (thin content) o presenta troppe corrispondenze (duplicato) con altri URL del sito.

Perché ti danneggia

È ovvio. Non avere pagine rilevanti del sito indicizzate ti sta togliendo la possibilità di ottenere traffico organico. Se hai ottimizzato le tue pagine in modo che appaiano in Google il più in alto possibile, non dimenticare di indicizzarle in modo che gli utenti possano trovarti dal motore di ricerca.

Come si fa sapere se ci sono URL non indicizzati per errore

Vai su Google e usa il comando site: tuodominio.com (Nota Bene: non mettere “tuodominio.com” così com’è, metti il ​​tuo) per vedere cosa sta indicizzando e cosa no. Anche per avere un dato più preciso, fai l’analisi dalla parte dell’Indicizzazione di Search Console.

Come risolverlo

Se il problema di indicizzazione deriva da contenuti privi di qualità, scarsi o duplicati, risolvilo il prima possibile. Se il problema è dovuto al fatto che hai impostato per errore il tag noindex, rimuovilo immediatamente, o dal plug-in se utilizzi un CMS o rimuovendo il tag robots noindex dal codice, se il tuo sito Web è personalizzato.

  1. Non ottimizzare il CTR

Un errore tipico con una facile soluzione, si tratta solo di dedicargli tempo e attenzione. CTR è l’acronimo di Click Through Rate, cioè, il rapporto di clic per impressioni dei tuoi risultati di ricerca in Google (SERPs).

Oggi il CTR è uno dei fattori SEO più decisivi. La percentuale di utenti che cliccano sul tuo risultato rispetto alle impressioni totali su Google è qualcosa che devi migliorare a tutti i costi. Ma non sempre viene ottimizzato come si dovrebbe, per via della fretta o per non concedere al CTR l’importanza che merita.

Alcuni degli errori più comuni in SERP sono:

✖ Titoli tagliati perché sono troppo lunghi.
✖ Titoli senza keyword.
✖ Titoli di poco valore e scritti male.
✖ Troppa presenza commerciale e del marchio nelle SERP di contenuti di valore.
✖ Meta descrizioni di poco valore, senza keyword e senza scorporare il valore del contenuto.
✖ Aver usato elementi visivi importanti, come emoji e simboli.
✖ Aver mostrato la data se il contenuto è molto vecchio.
✖ Non aver usato contenuti arricchiti (rich snippet) quando il tema lo consente

Perché ti danneggia

Non ottimizzare il tuo CTR, non solo riduce il numero di clic che potresti ottenere e, quindi, le visite che ottieni per il tuo sito, ma il CTR è un fattore SEO diretto che influenza le tue posizioni.

Come si fa a sapere se non si ha un CTR ottimizzato?

Guarda come appaiono le caselle dei risultati di ricerca. Se non si distinguono dalla concorrenza, se i titoli non attirano l’attenzione, se le meta descrizioni non incoraggiano a cliccare, insomma, se ci hai lavorato poco o niente, è chiaro che stai perdendo traffico potenziale.

Come risolverlo

Se lavori in WordPress, come fa la maggior parte delle persone, non c’è niente di meglio che usare il plug-in SEO Yoast per accedere alla casella di modifica nella parte inferiore di ogni pagina e editare il titolo SEO e la meta descrizione. Inoltre, puoi mettere in pratica tecniche di copywriting persuasive volte ad ottenere più click. Un altro elemento interessante che puoi implementare sono le stelle di valutazione, con un plugin gratuito come questo.

  1. Velocità (lenta) di caricamento delle pagine

Un caricamento lento è un altro errore tipico che può danneggiare il tuo SEO e, nel caso di un caricamento estremamente lento, l’esperienza dell’utente sul tuo sito web. Google vuole che le pagine web si carichino velocemente e senza interruzioni, sia nella versione desktop che sui dispositivi mobili. Per misurare la velocità di caricamento puoi utilizzare strumenti come GTMetrix, Page Spaeed InsightsPingdom Tools , oppure il nuovo ed interessante strumento https://www.digitale.co/pagespeed che permette di testare automaticamente centinaia di URL alla volta. Dopo aver inserito un URL, il tool esegue la scansione del sito web e determina il punteggio PageSpeed per ogni sottopagina.

Idealmente, il tuo sito web dovrebbe caricarsi in meno di 2 secondi e ottenere note vicine alle lettere A-B in strumenti come GTMetrix.

Quali sono gli errori che possono danneggiare la velocità di caricamento?

  • Immagini non ottimizzate in larghezza e altezza. Non caricare mai immagini più grandi di quelle che verranno visualizzate nella pagina web. Se hai intenzione di mettere un’immagine che verrà visualizzata a 300px sul web e la carichi a 1200px, stai caricando inutilmente del peso. Per ridimensionare le immagini alla dimensione corretta puoi utilizzare strumenti come Photoshop, Fotor, PicMonkey, Gimp o qualsiasi editor di immagini.
  • Immagini non ottimizzate nel peso. Una volta che hai le immagini della dimensione corretta, devi ottimizzarne il peso in kilobyte, senza che queste perdano qualità. Con strumenti online come Tinypng puoi farlo molto facilmente. Inoltre, in WordPress hai plugin come EWWW Image Optimizer o Smush, che lo fanno in modo automatico.
  • Troppi plugin o estensioni nel tuo gestore di contenuti. I plugin semplificano la vita e ti permettono di fare cose meravigliose, ma non esagerare, perché potresti finire per sovraccaricare il tuo sito web con richieste. Cerca di non avere più di 10-15 plugin sul tuo sito web. Anche se pensi che alcuni siano essenziali, rivedi il tuo sito web con senso critico e spirito di ottimizzazione e togli quelli che non sono davvero necessari.
  • Pop up ed elementi in javascript. Questo tipo di elementi sovraccarica il peso del tuo sito Web, effettuando richieste al server e includendo molte chiamate a file javascript. Inoltre, Google non vuole vederli su dispositivi mobili, manco dipinti. E, dal punto di vista dell’utente, a volte sono troppo invasivi. Anche altri elementi come slider, parallax, lightbox, mega menu e in generale qualsiasi tipo di effetto o animazione che utilizzi javascript, rallenta abbastanza. Usali con moderazione.
  • Hosting I server economici di scarsa qualità, di solito non sono una buona opzione. Anche se risparmi un po’ di soldi, alla lunga finiscono per danneggiarti. Non solo a causa del loro caricamento lento, ma pure per la loro scarsa sicurezza e il loro scarso supporto. Assumi sempre un hosting veloce e di qualità, ne vale la pena.
  • Pagine troppo grandi. Le pagine con troppi contenuti tendono a rallentare il caricamento, anche se includere molto testo può essere utile anche per la SEO. Il trucco è trovare il giusto equilibrio. D’altra parte, le pagine di tipo onepage navigation, cioè, quelle che hanno tutte le sezioni in un unico URL, tendono ad accumulare troppi contenuti su una singola pagina e rendono difficile l’ottimizzazione della velocità. Inoltre, in molti casi, ma non in tutti, non sono utili per la SEO, visto che riducono il numero di URL e la possibilità di lavorare le keyword in modo separato.

Perché ti danneggia

Una velocità di caricamento delle pagine eccessivamente lenta può danneggiare il tuo posizionamento e peggiorare anche l’esperienza dell’utente che, indirettamente, può anche influenzare il grado di soddisfazione degli utenti quando interagiscono con il tuo sito web.

Come sapere se il tuo sito web è molto lento

Analizza il tuo dominio con lo strumento GTMetrix, che ti darà delle metriche molto interessanti, come il Page Speed Score, (punteggio globale per i parametri di performance che Google considera importanti) o la velocità di caricamento del sito, nonché il peso di pagina e la quantità di richieste esterne e interne che realizza il tuo sito web per funzionare.

Quando puoi dire che il web è lento? Cerca di fare in modo che non impieghi oltre 3 secondi a caricarsi. E a partire da lì, ottimizza il più possibile.

Come risolverlo

L’ottimizzazione delle prestazioni del tuo sito web ha il nome tecnico di WPO (Web Performance Optimization). Ci sono molte azioni che puoi eseguire per migliorare la velocità del tuo sito web.

Le più comuni sono l’ottimizzazione del peso e della dimensione delle immagini, l’uso di un sistema di cache, il caricamento in differita di elementi del web, l’assunzione di un piano di hosting veloce o la riduzione di plugin e risorse esterne di cui necessiti il tuo sito web per funzionare (come fogli di stile, file Javascript o inserire codici di elementi da altri siti web).

  1. URL non ottimizzati

Un altro aspetto che non devi scordare è l’ottimizzazione dei tuoi URL e slug, poiché Google li tiene in considerazione. Rivedi il tuo sito web e verifica quanto segue.

  • Che includano l’espressione di ricerca o le parole chiave del contenuto, separate da trattini e senza preposizioni, congiunzioni o articoli, in quanto parole non rilevanti. La struttura dei tuoi slug (la parte dell’URL che appare a destra del dominio che inizia con la barra /) dovrebbe essere la seguente: /espressione-chiave. Per cui l’URL completo sarebbe simile a questo: dominio.com/espressione-chiave. In questo caso lo slug è /espressione-chiave.
  • Il modo in cui si costruiscono le cartelle o le directory negli URL. Cerca di non mettere lo slug di contenuto più pertinente troppo lontano dal dominio principale. Non fare cose del tipo: dominio.com/categoria/sottocategoria/slug. Questo significherebbe dire a Google che la pagina che si trova alla fine non è molto rilevante, poiché è molto lontana dal dominio principale, per cui va a nutrire di meno il suo trasferimento di autorità. Semplifica, ordina di forma corretta e di modo che abbia senso, e cerca di creare URL corti, sempre e quando tu non abbia molti URL nel tuo sito web, perché in questo caso devi sì che devi organizzarli per livelli, per facilitare il monitoraggio da parte di Google.

Perché ti danneggia

Non è consigliabile utilizzare URL non ottimizzati, eccessivamente lunghi e pieni di parole irrilevanti. Google preferisce URL amichevoli e semantici, in quanto li comprende meglio, e pure l’utente.

Come fai a sapere se non hai ottimizzato i tuoi URL

Per controllare facilmente come sono gli URL di un sito Web, puoi utilizzare il comando site: in Google, in modo da poter vedere tutte le tue SERP con i loro URL. Puoi anche usare strumenti come Screaming Frog.

Come risolverlo

Quando crei nuovi URL (o pagine già esistenti *), vai al tuo editor di URL (in qualsiasi CMS puoi farlo) e ottimizzali. Lascia solo le parole keyword, separate da trattini, e rimuovi tutto il resto.

* SUPER IMPORTANTE: fai attenzione, se cambi l’URL di una pagina, anche se è solo una preposizione, stai eliminando l’URL precedente in modo completo. In tal caso, assicurati di reindirizzare il vecchio URL a quello nuovo, con un redirect 301 permanente, per trasferire gran parte dell’autorità, del traffico e dei collegamenti dal vecchio URL verso quello nuovo. Se non fai il reindirizzamento, perderai tutti questi valori e inizierai da 0, il che sarebbe molto negativo per il tuo SEO.

  1. Sito non responsive

A questo punto non ci sono più scuse. Tutti i siti web devono adattarsi perfettamente a qualsiasi dispositivo. Magari pensi che il tuo sito web sia perfettamente responsive perché nelle specifiche del template che hai acquistato dice che lo è. Ma non devi fidarti.

Fai un ripasso approfondito del comportamento del web sui diversi dispositivi mobili e dimensioni dello schermo, perché a volte puoi avere delle sorprese. Non tutti i modelli adattano perfettamente il loro contenuto a tutti i dispositivi, e sarebbe un peccato se gli utenti di un determinato dispositivo non potessero godere di un’esperienza utilizzabile sul tuo sito Web per via di questo aspetto.

Se trovi errori in un dispositivo, ad esempio: un testo esce dallo schermo, un pulsante è troppo piccolo per essere cliccato facilmente, le voci hanno un testo molto piccolo e illeggibile, ecc… Vanno corretti.

Come risolverlo

  • Se usi WordPress, hai plugin come WP Touch, che ti permettono di toccare alcuni elementi e renderli responsive, anche se non tutti, per cui è utile per piccoli ritocchi di testo e qualcos’altro.
  • Un’altra opzione è quella di editare tu stesso il codice CSS del tuo modello e adattare perfettamente ogni elemento in ogni intervallo di schermate. Editare con CSS non è molto difficile, ma richiede un po’ di conoscenza.

Perché ti danneggia

Google ha da tempo affermato che i siti web devono offrire contenuti adattabili a tutti i dispositivi. Se non rispetti questa premessa, potresti vedere danneggiate le tue posizioni. Inoltre, come accade anche in altri fattori, non si tratta solo di Google, ma di utenti.

In che modo gli utenti interagiscono con contenuti che non si adattano al loro dispositivo? Tendono ad andarsene prima, il che influisce negativamente sul tempo medio trascorso sul tuo sito Web, ed è molto probabile che decidano di andarsene senza interagire con il tuo sito Web, il che aumenterebbe la frequenza di rimbalzo.

E, inoltre, non dimenticare che la SEO serve a portare traffico al tuo sito e che il traffico deve essere monetizzato al massimo. Gli utenti tendono a eseguire azioni meno redditizie su un sito Web che non offre loro un contenuto adattato in modo corretto. Cioè, pensa alla conversione.

Come sapere se il tuo sito web non è responsive

E’ molto semplice: apri il tuo sito web su diversi dispositivi e osserva cosa succede. Se il contenuto non si adatta in verticale e supera lo schermo ai lati, costringendoti a navigare lateralmente, se i pulsanti e i testi sembrano troppo piccoli, se il web ha lo stesso aspetto che vedi sullo schermo del desktop, il tuo sito non è responsive.

Oltre ad analizzarlo direttamente in ogni dispositivo, per non doverli acquistare tutti, puoi utilizzare lo strumento gratuito Responsive Design Checker, per simulare l’aspetto del tuo sito Web su dispositivi diversi.

Come risolverlo

In teoria, praticamente tutti i template che utilizzi per progettare il tuo sito web, sono responsive. Anche così, faresti bene ad analizzare quanto è responsive il modello che intendi acquistare, poiché non tutti sono ugualmente ottimizzati ed è evidente che alcuni si adattano meglio di altri.

Se hai bisogno di aggiustare ancora le versioni responsive del tuo sito web, puoi farlo utilizzando il codice CSS, con le funzioni Media Queries.

Nel caso in cui il tuo sito web sia realizzato su misura con codice puro, cioè, se non utilizzi un content manager come WordPress o simili, non hai altra scelta che ritoccare direttamente il codice CSS. Se pensi che sia molto difficile, chiedi aiuto a uno sviluppatore.

  1. Non stabilire la versione di dominio preferita

Questa è una cosa che non dovrebbe succedere in nessun caso e, in effetti, non succede molto, ma a volte succede in alcuni hosting che non sono molto buoni o quando i tecnici del tuo sito web hanno fatto male la gestione del dominio. Questo può essere molto dannoso per il tuo posizionamento.

Se hai il tuo sito web nella versione www e anche nella versione senza www., staresti mostrando assolutamente lo stesso contenuto in due URL diversi, il che sarebbe un contenuto duplicato del sito.

Per questo motivo è fondamentale che nel tuo hosting tu abbia stabilito la versione preferita o canonica del tuo dominio, e che venga effettuato un reindirizzamento da una versione all’altra in modo automatico.

Perché ti danneggia

Nel caso di non reindirizzamento corretto delle versioni del tuo dominio, potresti avere un contenuto duplicato, all’avere il web completamente replicato come uno specchio nelle diverse versioni.

Come sapere se non hai un dominio preferito reindirizzato correttamente

Inserisci nel tuo browser l’indirizzo del tuo sito web con www. e poi mettilo senza www, cioè solo il dominio.com. Se in entrambi i casi l’URL rimane così com’è, senza reindirizzare l’uno all’altro, stai cadendo in questo errore e dovresti risolverlo il prima possibile.

Come risolverlo

Parla con l’hosting e chiedi che te lo facciano loro. Nei hosting buoni, il supporto ti aiuta il più possibile e risolvono questo tipo di questioni tecniche avanzate.

Se questo non è il caso del tuo hosting, fallo tu stesso, modificando il file .htaccess, che si trova in fondo al tuo sito Web nell’hosting, all’interno dei file e delle cartelle del sito. Puoi farlo tramite l’amministrazione di hosting o via FTP, con strumenti come Filezilla. Se non riesci a trovare questo archivio in fondo ai tuoi archivi web, assicurati che siano in mostra gli archivi nascosti.

Una volta dentro il file .htaccess, per fare in modo che la versione www reindirizzi in modo automatico verso la versione di solo dominio, senza www, aggiungi quanto segue:

  • RewriteEngine On RewriteCond %{HTTP_HOST} ^www.tuodominio.com [NC] RewriteRule ^(.*)$ http://tuodominio.com/$1 [L,R=301]

Molto importante: non inserire questa espressione all’interno di un’altra, assicurati di inserirla separatamente, affinché non influisca su altre funzioni del sito.

  1. Non avere https

La versione sicura del sito (SSL) è qualcosa che dovresti avere già funzionando sul tuo sito. Non solo perché Google lo ha già raccomandato, ma per evitare che gli utenti del tuo sito web se ne vadano se vedono che il tuo sito non è sicuro, il che potrebbe abbassare il tempo medio di permanenza e aumentare la frequenza di rimbalzo, oltre a danneggiare i tuoi obiettivi di conversione, per via dell’insicurezza del sito.

Man mano che i browser iniziano a mostrare l’assenza di SSL, gli utenti diventano sempre più consapevoli. Inoltre, in un sito Web dove vengono eseguite transazioni, devi installarlo già.

Come fai a sapere se hai https o no

Nel browser, cerca nella barra degli indirizzi, dov’è scritto il tuo dominio e verifica se include le s nel protocollo http in questo modo: https://dominio.com. Inoltre, cerca se ci sono icone o messaggi nel browser che indicano che il sito non è sicuro.

Come risolverlo

Negli hosting professionali, l’installazione di https, di solito è semplice, persino in alcuni è già inclusa gratuitamente nel pacchetto base. Tutto quello che devi fare è eseguire la funzionalità o contattare il team di supporto del server, affinché te lo sistemino.

Perché ti danneggia

Google ha già affermato da tempo che la sicurezza di Internet è una priorità.  Pertanto, non avere il protocollo https nel tuo dominio, sebbene non ti penalizzi direttamente, è una cosa che a Google non piace molto. Quindi, perché rischiare?

Inoltre, man mano che i browser mostrano in modo più visibile ed evidente che un sito Web non dispone di SSL, può diventare un fattore dissuasivo per alcuni utenti, che potrebbero lasciare il tuo sito a causa della manifesta insicurezza che offre, il che influirebbe sulla permanenza e sul rimbalzo.

Come sapere se non hai https

E’ molto semplice: guarda nella barra degli indirizzi del browser e verifica se il tuo dominio include il protocollo https o http. Se il tuo browser non mostra i protocolli, copia il dominio direttamente dalla barra del browser e poi incollalo in qualsiasi altro luogo per vedere se include https o no.

Come risolverlo

Parla con l’assistenza del tuo hosting web affinché te lo abilitino. Alcuni hosting lo includono nel piano d’acquisto ed è solo questione di richiederlo. Altri hosting ti addebitano questo servizio per separato, anche se di solito non è molto costoso.

  1. Link massivi con lo stesso testo anchor text

Man mano che Google ha perfezionato il suo algoritmo Penguin, si è andato riducendo lo spazio per errori e rischi nell’acquisto di link e nelle altre strategie di link building.

Un errore tipico quando si acquistano link o si fa guest blogging o, insomma, si forza in qualche modo l’inserimento di link al proprio sito web, è quello di usare sempre lo stesso anchor text o uno molto simile, con una parola chiave precisa o con un brand + parola chiave. Questo, a priori, non dovrebbe essere negativo, infatti, è molto positivo che i testi di ancoraggio dei backlink, che puntano alla tua pagina, includano le keyword.

Il problema è quando usi sempre gli stessi o molto simili, tipo marchio + parola chiave. Questo è così idilliaco e raro che Google potrebbe sospettare che sia un collegamento per nulla naturale, e questo potrebbe portare a penalizzare il tuo sito. Tieni presente che, in generale, quando ti linkano in modo naturale, in molti casi mettono solo il tuo marchio o parole senza keyword nel testo di ancoraggio, e questo Google lo sa.

Perché ti danneggia

Google ti può penalizzare tramite l’algoritmo Penguin, se rileva un profilo di link, in entrata o in uscita, dove c’è una massiccia corrispondenza di anchor text.

Come fai a sapere se hai un profilo di link con anchor eccessivi

Ci sono tantissimi strumenti gratuiti per analizzare link e anchor. Uno strumento molto interessante è Backlink Explorer di Cognitive SEO. Ci sono pure quelli a pagamento, come Ahrefs, Semrush, Sistrix, ecc. Controlla il tuo dominio con uno di questi strumenti e trai le tue conclusioni.

Oltre a usare gli strumenti, dovresti anche sapere se di solito acquisti anchor text uguali in modo massiccio o se li usi verso altri siti Web. Stai molto attento con questo.

Come risolverlo

Se i link in entrata sono buoni, parla con chi te li ha fatti, in modo da far variare l’anchor text. Se sono link tossici o dall’aspetto sospetto, utilizza immediatamente lo strumento Disavow di Google.

Se si tratta di link in uscita dal tuo sito web, semplicemente cambiali. Usa sempre parole diverse per inserire i tuoi link, specialmente negli URL dove metti molti link verso altri siti web.

  1. Pochi link interni

I link interni sono un fattore importante per ottimizzare la SEO del tuo sito Web. Per cui, non ottimizzare i link interni, può danneggiare il tuo posizionamento.

I collegamenti interni aiutano, da un lato, a trasferire l’autorità da una pagina a un’altra. D’altra parte, favoriscono la scansione del tuo sito, poiché Google percorre gli URL saltando da uno all’altro, cioè, seguendo le tracce dei collegamenti (a patto che siano link “do follow” e che gli URL non abbiano il “disallow” verso i robot) .

Inoltre, i collegamenti interni ti permettono di sfruttare l’invio di autorità interna tramite gli anchor text, con parole chiave che lavorano le pagine di destinazione. E poi, un buon collegamento interno verso  contenuti rilevanti, aiuta a ridurre la frequenza di rimbalzo e ad aumentare il numero di pagine viste, e facilita la fidelizzazione degli utenti.

Perché ti danneggia

Se hai un collegamento interno insufficiente, potrebbe influire sulla scansione del tuo sito Web da parte di Google e sulla trasmissione dell’autorità interna dei tuoi URL. Inoltre, i collegamenti ampliano e contestualizzano i contenuti per l’utente, il che può aiutare a farlo rimanere di più sul sito e ridurre le frequenze di rimbalzo.

Come fai a sapere se hai pochi link interni

Puoi analizzare direttamente con lo strumento di collegamenti interni di Google Search Console. Lì puoi vedere quali sono gli URL del tuo sito più collegati internamente e da quali URL.

Come risolverlo

Linka, linka e linka in ogni momento e ogni volta che puoi, amplia le informazioni per soddisfare meglio l’utente.

  1. Non ottimizzare l’esperienza dell’utente

L’esperienza dell’utente, ovvero, il modo in cui gli utenti interagiscono con il tuo sito, è un aspetto importante che non puoi ignorare. L’esperienza dell’utente include concetti come l’usabilità del sito, la leggibilità, la facilità di compiere azioni sul web, la comprensione in modo semplice dell’intero processo di conversione, ecc.

Se non lavori sull’esperienza utente, stai commettendo un errore. Non è che a Google non piacciano i siti che non ottimizzano l’esperienza dell’utente, in questo caso è lo stesso utente che ti “penalizza” attraverso il suo comportamento sul sito. Se teniamo conto che per Google, al momento di scansionare i siti, sono sempre più importanti i segnali degli utenti (tempo di permanenza, rimbalzo, CTR, ecc.), questo è un aspetto che non puoi ignorare.

Ad esempio, un pop-up che esce troppo presto e interrompe la navigazione dell’utente sul tuo sito, o che sui dispositivi mobili occupa l’intero schermo e non può essere chiuso facilmente, rendendo frustrata l’esperienza dell’utente e portandolo ad abbandonare il tuo sito web troppo presto.

La SEO va fatta per essere rilevante per le persone, che sono quelle che consumano i tuoi contenuti, anche se è Google che decide i criteri di ranking. Quindi, se non piaci all’utente, non piaci a Google. Tienilo presente.

Perché ti danneggia

Un sito web che non ottimizza l’esperienza dell’utente può portare ad un peggioramento dei segnali di navigazione dell’utente all’interno del sito. Cioè, puoi ridurre il tempo di permanenza medio e aumentare la frequenza di rimbalzo. Questo fa male alla SEO.

Come fai sapere se l’esperienza dell’utente sul tuo sito non è buona

È possibile analizzare le metriche di traffico, permanenza e rimbalzo, in funzione ai progetti implementati. Puoi anche monitorare la navigazione dell’utente con mappe di calore e registrazioni.

Inoltre, puoi anche sondare un campione significativo dei tuoi utenti per ricevere feedback sulla loro esperienza sul sito.

Come risolverlo

La cosa migliore che puoi fare è misurare costantemente il grado di soddisfazione degli utenti sul tuo sito web, fino a quando non riesci a offrire loro la migliore esperienza possibile.

  1. Cannibalizzazione delle keywords

Un errore SEO che capita spesso e che può danneggiarti abbastanza è la cannibalizzazione. Si tratta di una penalità verso chi ha più di un URL per una singola parola chiave o intenzione di ricerca, infatti, in questo modo, succede che si disperde l’autorità tra uno o più URL e si finisce per competere contro sé stessi con i propri URL.

Te lo ripiego in modo più semplice con un esempio: hai un post che compete per la parola chiave “Guida alla SEO” e crei un altro post che lavora alla stessa parola chiave, o magari a una diversa, ma che risponde alla stessa intenzione di ricerca, come ad esempio: “Manuale per imparare la SEO”.  Se fai questo, Google non sa molto bene quale sia l’URL del tuo sito che ha la massima pertinenza per questa intenzione di ricerca, quindi, perdi competitività per quella query e potresti non essere in grado di posizionare bene nessuna di esse.

Inoltre, tutta l’autorità, i link, le condivisioni, ecc., che stanno guadagnando questi URL, sono dispersi tra tutti loro, invece di avere tutto in un unico URL, che è super competitivo e che può aspirare a raggiungere il top in Google.

È un errore lavorare alla stessa parola chiave in tutti i tuoi URL. Questo non ti rende globalmente più forte per quella parola chiave.

Ricorda: 1 URL = 1 intento di ricerca o parola chiave.

Perché ti danneggia

Disperdere l’autorità per le tue keyword fra differenti URL è la peggiore strategia possibile. Questo tipo di errori finiscono per farti danneggiare abbastanza il posizionamento. A Google devi far capire, in modo molto chiaro, il fatto di voler lavorare con un’intenzione di ricerca diversa per ogni URL, o può succedere che finisca con il non sapere quale URL deve mostrare per determinate ricerche.

Come fai a sapere se hai cannibalizzazione

Da una parte, analizza i tuoi contenuti in modo globale e cerca di raggrupparli per intenzione di ricerca. Se due articoli offrono un contenuto che soddisfa la stessa intenzione di ricerca dell’utente, perché metterli in modo diviso invece di unirli in un solo contenuto per offrire un valore maggiore?

Oltre a questo, strumenti come Sixtrix, permettono di sapere in modo veloce se hai URL cannibalizzate che competono fra di loro.

Come risolverlo

Prima di commettere errori, pianifica. Crea un piano di contenuti e programma la pubblicazione di pagine e entrate con keyword differenti.

In secondo luogo, ottimizza ciò che già esiste. Se vedi che ci sono due o più URL che competono per la stessa keyword o intenzione di ricerca, raggruppale in una e cerca di creare pagine di molto valore, che offrono assolutamente tutto ciò di cui l’utente potrebbe aver bisogno per soddisfare la sua domanda di informazione. Delle volte, ci sono URL cannibalizzate che manco hanno del contenuto, in questo caso basta deindicizzare.

  1. Non avere Sitemaps

L’archivio Sitemaps aiuta nella scansione e nell’indicizzazione da parte di Google. Per cui, è un archivio importante per ottimizzare la tua SEO ed è sconsigliato non averlo.

Questo file indica a Google quali sono gli URL di rilievo del tuo sito e che desideri indicizzare sì o sì nel motore di ricerca. Avere Sitemaps aiuta a migliorare l’indicizzazione generale del sito e aiuta Google a comprendere bene il contesto degli URL che stai cercando di indicizzare.

Perché ti danneggia

La mancanza dell’archivio Sitempas, può generare problemi di indicizzazione lenta o addirittura di contenuti che non riesci a indicizzare, con il conseguente danno alla SEO.

Come fai a sapere se hai Sitemaps o no

Con lo strumento gratuito Sitemap Test puoi vedere rapidamente se il tuo sito web ha un archivio Sitemaps disponibile o no. Inoltre, se il tuo sito web è in WordPress, con SEO Yoast puoi provare direttamente a mettere www.tuodominio.com/sitemap_index.xml nel browser, poiché è a questo indirizzo che sono ospitate i sitemaps.

Come risolverlo

Se non disponi di Sitemaps, puoi crearlo con SEO Yoast (in WordPress) o utilizzare un XML Sitemaps  e dopo puoi caricare l’archivio nella root del tuo hosting.

  1. Non controllare e correggere i 404

Gli errori 404 sono tutti quegli URL all’interno del tuo sito che non si incontrano. Come mai? Forse perché si è cambiato l’URL, la pagina è stata cancellata o perché qualcuno ti ha linkato male.

Perché ti danneggia

 Se non controlli periodicamente gli errori 404 sul tuo sito web, potresti perdere traffico verso zone rilevanti del sito, poiché gli utenti arrivano a pagine che non esistono più, invece di essere reindirizzati al posto giusto. E non solo comprometti il ​​traffico, ma potresti anche danneggiare l’efficienza della scansione, poiché Google perde tempo a eseguire la scansione di questi 404.

Come fai a sapere se hai errori 404

Puoi analizzarlo nella Search Console, sotto Errori di scansione e anche con Screaming Frog. Questo strumento indica pure le pagine che stai inserendo con un reindirizzamento 301, in modo che tu possa vedere i 404 già risolti.

Come risolverlo

Un errore 404 si risolve nel seguente modo, a seconda del caso:

  1. Se è una pagina che ha cambiato URL, reindirizza con 301 da quella vecchia a quella nuova. Ecco un plug-in di reindirizzamento 301 gratuito.
  2. Se l’URL 404 non ti dice nulla e non hai idea di dove reindirizza, fallo per difetto verso la home page del sito.
  3. Se si tratta di un 404 che non proviene da nessun URL reale, ma è stato generato dinamicamente e non ha rilevanza, non c’è bisogno di fare nulla.
  1. Link in uscita interrotti

I link interrotti sono link in uscita dal tuo sito verso altri siti Web che non funzionano o che hanno rimosso il contenuto o modificato l’URL. Avere troppi di questi link interrotti può essere un problema.

Il motivo: Google esegue la scansione dei link sul tuo sito Web e così facendo spreca del tempo. Costringere il motore di ricerca a spendere risorse di Crawl Budget per passare per ognuno di questi link inutili non ha alcun senso e potrebbe fare in modo che Google non riesca nella scansione o trovi difficile indicizzare alcuni dei tuoi URL.

Inoltre, per quanto riguarda l’esperienza dell’utente, i link interrotti sono un fastidio per l’utente che fa clic e denotano una mancanza di ottimizzazione di un sito web.

Perché ti danneggia

Peggiore è l’efficienza di scansione e peggiore è l’esperienza dell’utente. Ciò può influire sul tuo Crawl Budget, specialmente quando hai molti link interrotti nel tuo sito web. Inoltre, un contenuto poco ottimizzato e revisionato, con link in uscita interrotti, può essere percepito dall’utente come poco attuale e poco utile e questo può danneggiare il tempo di permanenza, il rimbalzo e l’apparenza del valore del contenuto.

Come si fa a sapere se ci sono link in uscita interrotti

Molto semplice. Inserisci il tuo dominio in questo strumento e potrai rilevare e risolvere gli errori che troverai.

Come risolverlo

In questo caso non ti rimane che sistemare i link uno per uno, collegandoli bene, cercando alternative ai link dei siti che non esistono più, oppure rimuovendo direttamente il link. Tuttavia, se lavori in WordPress, hai un plug-in molto utile che facilita molto il tuo compito, poiché oltre a rilevare i collegamenti interrotti, ti porta direttamente a ciascuno di essi, per poterli risolvere velocemente.

  1. Non usare i tag dei social

I social network influenzano la SEO? Non si può dire che influiscano in modo diretto, ma sì che possono essere un fattore di influenza correlativa.

Cioè, avere più follower non posizionerà meglio i tuoi contenuti, è ovvio. Piuttosto, se hai delle comunità di utenti attivi e ben divisi per interessi, quando pubblichi dai tuoi profili social, puoi essere in grado di inviare traffico al tuo sito, sempre e quando il contenuto che pubblichi abbia valore per gli utenti.

Pertanto, è importante che ottimizzi completamente il modo in cui i tuoi URL compaiono sui social network, per aumentare i clic che generano sul tuo sito web. E questo può essere ottimizzato utilizzando tag di codice HTML.

Perché ti danneggia

Non ottimizzare il modo in cui il tuo contenuto viene mostrato nelle reti sociali, significa rinunciare in parte al potenziale traffico che puoi ottenere da loro. Sebbene i social network non influenzino direttamente la SEO, aggiungono traffico al tuo sito web, soprattutto all’inizio, quando non hai ancora indicizzato o posizionato i tuoi contenuti su Google.

Come si fa a sapere se non hai social tag

Controlla se i post dei tuoi contenuti condivisi sulle reti mostrano l’immagine che vuoi mostrare, di solito l’immagine principale o di intestazione. Inoltre, controlla se il titolo e la descrizione compaiono in modo corretto.

Oltre a questo, puoi analizzare il codice del tuo sito web (tasto destro > Visualizza codice sorgente pagina). Nella parte di codice puoi fare una ricerca con Control + F (su PC) o Comando + F (su Mac) e vedere compaiono e sono compilati i social tag. Specialmente, controlla che compaiano compilati i campi titolo, descrizione e immagine, visto che sono i più visibili e decisivi per motivare gli utenti a cliccare.

Come risolverlo

Hai due opzioni. Se il tuo sito web è realizzato su WordPress, una delle migliori soluzioni è utilizzare il plugin Yoast SEO, che ti permette di aggiungere social tag nella sezione Social.

Se il tuo sito web è personalizzato con codice puro, puoi aggiungere questi tag manualmente all’interno del tag di intestazione <head></head>

Per Facebook, Linkedin e Google Plus:
<meta property=”og:title” content=”” />
<meta property=”og:type” content=”” />
<meta property=”og:url” content=”” />
<meta property=”og:image” content=”” />

Per Twitter:
<meta name=”twitter:card” content=””>
<meta name=”twitter:url” content=””>
<meta name=”twitter:title” content=””>
<meta name=”twitter:description” content=””>
<nome meta=”twitter:immagine””>

  1. Fare Cloaking

Il cloaking è una vecchia tecnica blackhat SEO che consiste nel chiudere l’ingegnerizzazione del motore di ricerca e dell’utente, ad esempio mostrando un contenuto all’utente e uno diverso dal bot che tractian. Se si utilizza questo tipo di tecnica, molto probabilmente verrà penalizzato da Google, che è il migliore per non dedicarsi a questo tipo di imbroglio, soprattutto non è un SEO molto esperto.

Alcuni esempi di blackhat:

  • Mettere il ​​testo con lo stesso colore di sfondo o fuori dallo schermo, in modo che Google lo indicizzi, ma l’utente non lo veda.
  • Mostrare un contenuto o un altro a seconda dell’IP dell’utente.
  • Fare reindirizzamenti multipli, in modo che alla fine l’utente finisca per vedere un contenuto diverso da quello che si aspettava.
  • Inserire contenuti di altri siti Web per l’utente e cercare di fare in modo che il motore di ricerca indicizzi altri contenuti mimetizzati.

Perché ti danneggia

Questo tipo di tecniche potrebbero aver funzionato in passato, ma non oggi. Google ha imparato a comprendere meglio il contesto di scansione e può capire perfettamente se stiamo cercando di ingannarlo o se la versione scansionata per il bot e la versione per l’utente sono diverse.

Come sapere se stai facendo cloaking

Se la SEO del tuo sito web la gestisci te stesso, non ci sono dubbi. Se hai assunto uno specialista ed è da tempo che le tue posizioni e visite stanno peggiorando, forse ha svolto qualche pratica estrema che potrebbe averti penalizzato. Non lasciare mai il tuo progetto completamente nelle mani di un’altra persona, se non è completamente affidabile e chiedile sempre uno status di ciò che fa sul tuo sito web.

Come risolverlo

Smettendo di farlo. Ovvero rimuovendo dal web tutti i codici e le trappole destinate a posizionarsi ingannando il motore di ricerca e l’utente. Se sei stato sfortunato e ti sei preso una penalità per questo motivo, anche se hai già ripulito il tuo sito web, nulla garantisce che recupererai nuovamente le posizioni. Pertanto, (opinione personale) è meglio fare una SEO responsabile, focalizzata sul valore reale con cui ottenere la fidelizzazione degli utenti, i collegamenti e il CTR.

  1. Contenuti troppo commerciali e di scarso valore

L’ho visto spesso nel mio lavoro di SEO, anche se oggigiorno, per fortuna, un po’ meno. Clienti che ti dicono che il loro blog non funziona e quando dai un’occhiata al loro contenuto, scopri che stanno cercando di vendere con i post, invece di concentrarsi sul portare valore agli utenti, per attirare visite e fidelizzarli sul sito.

Un blog aziendale, mirato al posizionamento, non serve per raccontare le ultime novità della tua azienda che non interessano ai tuoi utenti. Un blog non serve per vendere prodotti, per questo c’è il negozio. Un blog non serve manco per raccontare la prima cosa che viene in mente. Bisogna fare un’analisi di ciò che vogliamo ottenere, chi è il target e cosa interessa a quel target. Da lì, faremo una keyword research e creeremo un piano di contenuti programmato.

Se il tuo blog non attrae visite organiche o dai social network, non è linkato da altri utenti, né genera un tempo medio di permanenza accettabile, chiediti perché.

Perché ti danneggia

Se non offri contenuto di valore che interessi realmente agli utenti, o che li aiuti o serva in qualche modo, non sarai in grado di attrarli o trattenerli sul tuo sito; così danneggerai gli aspetti SEO legati all’interazione dell’utente: CTR, tempo di permanenza e rimbalzo. Per non parlare dell’importanza di offrire buoni contenuti, per creare una comunità e promuovere la conversione.

Inoltre, se sul tuo sito web lavori solo su keyword commerciali, cioè, quelle che citano prodotti o servizi, stai tralasciando tutto quel gran numero di parole keyword informative che possono avere volumi di ricerca anche superiori a quelli transazionali.

Non tutti gli utenti che effettuano ricerche in Internet sanno cosa vogliono acquistare al momento della ricerca, ma iniziano informandosi e perfezionando la ricerca un po’ alla volta, mentre apprendono e contestualizzano ciò di cui hanno veramente bisogno. Perché non offrire contenuti per attirare quegli utenti sin dall’inizio del processo? Nel migliore dei casi, venderai loro il tuo servizio o prodotto e, nel peggiore dei casi, avrai guadagnato traffico molto prezioso.

Come sapere se stai realizzando contenuto di poco valore

Un sito web che non offre valore per attirare gli utenti, ha una serie di caratteristiche molto identificabili:

  • non c’è molto traffico nel blog e neanche nei commenti;
  • i post non vengono quasi mai condivisi;
  • i post non vengono linkati in modo naturale;
  • il contenuto genera poche interazioni nelle reti sociali;
  • i titoli dei post sono poco attraenti e parlano di questioni interne all’azienda;
  • le immagini di intestazione degli articoli sono di bassa qualità, copiate da altri siti o non hanno molto a che fare con il contenuto;
  • non si ottimizzano le SERP e sono poco cliccate su Google (basso CTR);
  • l’aspetto interno delle voci è poco accattivante, con testo grezzo, che non si classifica per dimensione, scarso uso di immagini e video, poca estensione;
  • i post si limitano a replicare notizie del settore, senza aggiungere valore;
  • si usano i post per vendere direttamente i prodotti e servizi, come se fosse un catalogo.

Come risolverlo

Creare un sito Web importante per gli utenti, non è roba da un giorno. Per primo bisogna essere onesti e critici nei confronti della linea editoriale dell’azienda e valutare se ciò che pubblichiamo interessa davvero alle persone. Sapere questo è più facile di quanto sembri: le persone mostrano a cosa sono veramente interessate quando inseriscono le loro parole o frasi nel motore di ricerca.

Pertanto, dopo aver fatto un’approfondita keyword research e aver creato un piano di contenuti adeguato, devi iniziare a scrivere contenuti veramente rilevanti. Contenuti che interessano agli utenti, perché risolvono un problema relativo al servizio che offri, oppure perché li intrattiene, li diverte, li incuriosisce o li fanno sentire parte di una comunità.

Nel caso in cui tu abbia già un blog pieno di contenuti poco rilevanti, ti consiglio di raggruppare i contenuti, ovvero di raggruppare per URL tutti gli articoli che apportano qualcosa di valore e non hanno funzionato da soli o che sono stati creati con un’intenzione di ricerca simile. Gli URL che rimuovi (se avevano qualcosa di traffico, impatto sulla rete, collegamenti o qualche tipo di rilevanza) puoi reindirizzarli tutti all’articolo principale.

Se il contenuto te lo farà qualcuno esterno su richiesta, è importante che tu gli faccia capire  l’importanza cruciale di creare contenuti davvero rilevanti. Non si tratta solo di prendere la keyword, inserirla nel titolo e iniziare a scrivere. Né si tratta di scrivere articoli quasi quotidianamente per il solo fatto di pubblicare molto, senza prestare attenzione alla qualità di ciò che  si pubblica. Si tratta di aggiungere valore.

  1. Non redigere un piano SEO a medio-lungo termine

Se vuoi che il tuo sito web attiri molto traffico e sia rilevante per gli utenti, lavora in quel senso in modo organizzato e dedica tutto il tempo e le risorse necessarie.

Penso che bisogna intendere la SEO come una cultura all’interno dell’azienda, che si implementa attraverso strategie organizzate, piuttosto che come un insieme di trucchi e scorciatoie per “risultare al primo posto su Google” come per magia.

Una buona SEO è tecnica ed è anche la corretta esecuzione di tali tecniche. Pertanto, la SEO è conoscenza e lavoro costante. Se vuoi posizionarti facendo “magie”, probabilmente non raggiungerai il tuo obiettivo o finirai con il tuo sito penalizzato.

Perché ti danneggia

Qualsiasi strategia basata sull’improvvisazione, cioè, sulla reale assenza di una strategia, ha molte possibilità di non raggiungere i risultati desiderati. Se non elabori un piano SEO che lavori in modo organizzato sugli aspetti più importanti del posizionamento, farai più fatica rispetto ad altri che già lo stanno facendo. Studia e pianifica i fattori, come l’elaborazione di un piano di contenuti, l’ottimizzazione costante del CTR nelle  SERP, le strategie per ottenere link nel tempo, ecc.

Se non pianifichi, perdi il controllo del processo. Se non fai progetti per il futuro, non stai vivendo oltre il giorno per giorno e non prevedi cosa potrebbe accadere. Ad esempio, se non fai keyword research periodicamente, può succedere che arrivi in ritardo su alcune parole chiave per le quali la concorrenza è già in posizionata.

Come sapere se hai un piano SEO adeguato

Stai programmando la creazione di contenuti nel tempo? Fai keyword research regolarmente per rilevare nuove intenzioni di ricerca? Hai impostato un numero approssimativo di link da ottenere ogni mese e hai pianificato delle strategie per ottenerli? Hai preparato un documento dettagliato con  tutte le azioni che incidono sulla SEO e le hai organizzate nel tempo in ordine di importanza? Hai destinato a ciascuna di loro il tempo, le risorse finanziarie e le tecniche necessarie per portarle a termine?

Se la risposta alla maggior parte di queste domande è no, probabilmente stai lavorando con troppa improvvisazione e forse non hai ancora raggiunto i risultati che ti aspettavi.

Come risolverlo

Analizza il tuo settore. Analizza la tua concorrenza. Analizza il tuo obiettivo. Analizza la tua strategia con senso critico. Analizza chi sei e quali sono i tuoi obiettivi realisticamente. Cosa vuoi ottenere? Puoi farcela? Hai tempo e denaro per questo? È necessario allocare più risorse interne e cambiare le abitudini all’interno dell’azienda?

Una volta che hai chiarito in quale contesto ti trovi, fai un piano SEO completo, dedicandogli tutto il tempo e le risorse necessarie. Per questo esistono modelli e metodologie sviluppate da professionisti SEO che possono essere molto utili.

E, soprattutto, dai alla SEO l’importanza che merita all’interno delle azioni della tua strategia di marketing digitale globale.

Hai fatto qualcuno di questi errori nel tuo sito web? Ne hai trovati altri?

Fare una buona SEO richiede lavoro, conoscenza e sperimentazione costante. Se lavori sulla SEO sul tuo sito web o ti dedichi a questo in modo professionale, è possibile che tu conosca molti degli aspetti che abbiamo trattato nel post, o anche che tu voglia parlarci di altri errori o problematiche correlate.

Non c’è un unico punto di vista nella SEO. L’importante è condividere le nostre esperienze, in modo che insieme possiamo raggiungere alle conclusioni più corrette possibili. Delle volte ci sono aspetti che possono essere oggetto di dibattito, poiché ogni caso è diverso e le circostanze di ogni progetto variano da uno all’altro.

Con questo post volevo parlarti di alcuni degli errori SEO più comuni che io abbia mai commesso o che abbia visto nei progetti dei clienti. L’idea non è quella di dettare sentenza in modo assoluto, ma piuttosto di contribuire con il mio punto di vista e dar inizio a un dibattito che aiuterà tutti noi a saperne di più.